Il bello delle amministrative è che il giorno dopo i suoi risultati non valgono per tutti alla stessa maniera. C’è chi trae indicazioni di tendenza e chi li considera un episodio a parte che è fortemente connotato di dati localistici, dove la qualità della persona generalmente fa la differenza. Eppure c’è un dato che dovrebbe far riflettere per la sua vera anomalia: che il centrodestra, diviso come non mai, sta offrendo una parvenza di unità che torna ad illudere l’elettorato e che il centrosinistra, anche quando si unisce , dal pd fino all’estrema sinistra, continua a non convincere . La disaffezione ,mai tanto forte, è figlia della delusione verso un sistema che non porta novità e che quelle che ha portato in questi ultimi anni è stato digerito ma non assimilato:  tutto è vecchio e nessuno scalda gli animi con una proposta che sia ad un tempo credibile e portatrice di speranza. Dai risultati di ieri viene ribadita la convinzione che se anche il centrosinistra riuscisse a fare il miracolo di mettersi insieme, questa unità potrebbe essere non sufficiente per portare alla vittoria, anzi, decisamente insufficiente, C’è un Pd capace di guardare così lontano fino al punto di pensare che si possa fermare per un giro, pur di portare avanti un lavoro di riorganizzazione delle sua mission nel Paese, liberandosi di tutte quelle incrostazioni che ne appesantiscono e ne condizionano la libertà di movimento? O invece c’è un pd che ha una sola cosa in testa: trovare la soluzione per superare indenne il 2018, poi si vedrà.? Questa prospettiva non è edificante, nel senso che non costruisce la fiducia verso un partito, un messaggio, una identità , ma solo la fiducia verso un uomo e verso il suo modo di giocare la partita. Parliamoci chiaro: il centrosinistra , come ipotesi di lavoro, è un’altra cosa rispetto all’ammucchiata di forze che si mettono insieme per necessità, detestandosi l’un l’altro. E se si deve arrivare al 2018 con una formazione così disomogenea, così vecchia nei volti e nei nomi, così ripetitiva nelle sue banalità intorno ai valori e alla rappresentanza , è meglio che Renzi si prepari a portare la sfida di un partito che va da solo alla competizione, perché un partito  che sa mettere in conto anche una caduta e’ un partito comunque giovane, non più gravato dal peso di quelli che per i quali una caduta significa l’uscita di scena.. r.r.