La disgregazione è un processo già da tempo discusso e insinuato nelle nostre istituzioni. Conviviamo con la probabilità di assistere alla frantumazione dell’unità nazionale, con la realtà di un’Italia unita solo geograficamente su carta, l’atavico divario tra Nord e Sud e l’ipotesi più rilevante dell’autonomia differenziata. Una disgregazione del Paese, alla luce del quadro geopolitico distante e belligerante a cui assistiamo, andrebbe affrontata con realismo e saggezza, pur se gli squilibri fra Nord e Sud rimangono inalterati, con il problema storico di uno sviluppo economico e sociale in Italia a due velocità. Il divario è purtroppo noto a causa del progressivo impoverimento demografico del Mezzogiorno alimentato non solo dalla riduzione delle nascite, non compensata da un corrispondente numero di immigrati, ma anche dai soliti fenomeni migratori dei giovani del Sud. Ma oggi più che mai si insinua un tentativo di ulteriore parcellizzazione e migrazione…da città a regioni confinanti. Le disgregazioni, come le disgrazie, non vengono mai da sole. Entro gli stessi confini regionali, quelli della Basilicata, viene a mancare la coesione territoriale e la prospettiva futura di sviluppo che si intenderà perseguire è il concreto rischio di fare ulteriori passi indietro verso il tracollo. La Regione, invece di aprirsi ad un più ampio “mercato di conoscenze” , offrendo un ventaglio di proposte e conoscenze territoriali, è spesso sconosciuta o associata alla condizione di area prossima alla desertificazione o unicamente dedita alle attività agricole: ultima clamorosa notizia, il trasferimento della città di Matera alla vicina Puglia. Fino al 1663 la città di Matera era in Terra d’Otranto, in seguito diventò capoluogo della Basilicata, pur mantenendo reciproci contatti di crescita culturale con la Puglia. Dal 1806, quando Giuseppe Bonaparte decise di trasferire le competenze a Potenza si giunse al 6 dicembre 1926, quando l’allora sindaco della città, Gabriele Giordano, ricevette il telegramma di Mussolini in cui si preannunciava che Matera sarebbe stato il nuovo capoluogo di Provincia ufficialmente confermato a partire dall’anno successivo.A distanza di secoli, attriti e malcontenti della città dei Sassi dilagano, la città si appellerà al favore o al diniego della popolazione con un addio alla Basilicata mediante la presentazione della “richiesta di indizione del Referendum per decidere sul passaggio della città dalla Basilicata alla Puglia”, la raccolta di firme decreterà la caduta di una regione e l’ascesa di un’altra, alla stregua di uno scenario storico dai sentori da dopoguerra. Per favorire lo sviluppo economico e culturale di Matera – stanca di subire lo strapotere di Potenza – inserendola in un contesto regionale più “dinamico e competitivo”, i due ex senatori Tito Di Maggio e Corrado Danzi hanno avanzato questa ipotesi, da sostenitori del progetto delle macroregioni, riferendosi negativamente nei confronti del potere governativo del Presidente della Basilicata, VitoBardi.In questo già ampio acceso dibattito tra sostenitori e contrari al passaggio di Matera alla Puglia, a ricordo della proposta simmetrica e opposta, ovvero di annettere la provincia di Taranto alla Basilicata nel 2018, tra chi è a favore per risolvere problemi storici della Basilicata e chi paventa le possibili conseguenze negative per le peculiarità di una regione, bisogna ammettere che, oltrepassando la provocazione dell’intenzionalità dell’evento, già osservando geograficamente la linea di confine tra le regioni, Matera risulta un lembo di terra pronto ad annettersi alla regione pugliese da cui dista circa quindici chilometri. Spesso nella ricerca sui portali turistici di informazioni di agriturismo o strutture ricettive nella città di Matera, a fare da padrona ai luoghi turistici di interesse, più frequentati e conosciuti, Altamura e Ginosa della vicina Puglia, scalzano i territori di Irsina, Montescaglioso e Miglionico, indicate nel territorio della regione lucana, la cui duplice denominazione non risulta a tutti nota. Matera si trova in una zona, quella della Murgia, da cui è facile raggiungere sia alcuni comuni lucani che alcuni comuni pugliesi con cui condivide aspetti culturali, gastronomici, dialetto e microclima più vicini alla provincia barese che all’entroterra lucano. La Lucania, terra abitata sin dai tempi più antichi, in cui è nata e si è sviluppata la città di Matera, è la regione in cui, tra mare e montagna, tra itinerari unici e ancora da scoprire, sconfinando alla vicina Puglia, fonde la bellezza di luoghi in cui appare quasi che la città dei Sassi assuma le sembianze di sipario mozzafiato per raggiungere i luoghi più belli del tacco d’Italia. Tanti i visitatori che, dubbiosi, sostengono che sia una città pugliese proprio perché le città più popolose che la circondano sono pugliesi e le sue caratteristiche paesaggistiche, architettoniche e culinarie si ritrovano anche in Puglia. Dunque Matera è una città contaminata da aspetti extraregionali e meta molto ambita da coloro che visitano entrambe le realtà territoriali.In questi aspetti di secessionismo regionale, al contempo quando ai turisti si interroga in merito alla città di Potenza, la città verticale e capoluogo di Regione, la si associa senza infamia e senza lode, al piccolo centro storico, fatto di vecchi e nuovi edifici che si sovrappongono a piazzette e punti panoramici, quasi dimentichi della presenza di musei, monumenti, edifici storici e chiese da visitare, forse i più curiosi sono a conoscenza che nella città sono presenti lescale mobili più lunghe d’Europa, seconde nel mondo soltanto a Tokyo. Dinanzi alla differente realtà di “emozioni” tra il capoluogo e Matera, si comprende che il sistema regionale lucano mostri segni di tensione ed è chiaro che la politica di Potenza appaia maggiormente concentrata sul rafforzamento del suo ruolo centrale nella regione. Visto che Matera vive un momento storico in cui la città sta crescendo, anche grazie alle sue naturali attitudini cinematografiche, bisogna capire il suo bisogno di maggiore attenzione e di risorse che forse attualmente non riceve, divenendo la città con un tumulto di emozioni.Già nel lontano 2016, lo scrittore statunitense Michael Cunningham, alla “Milanesiana” nel capoluogo lombardo citava un passaggio di suo bestseller, frutto di una riflessione su Matera, che sarà Capitale europea della cultura nel 2019 :” Matera è come un enorme alveare, apparentemente solido dall’esterno. Se la gran parte delle grandi città aspira oggi a costruire edifici sempre più alti, a testimonianza dei nostri tentativi di avvicinarci al cielo, Matera evoca un bisogno più primordiale, quello di scavare nella terra, di trovarvi abbraccio e protezione”. Meditare sulla citazione è consigliabile ma tra sentimenti di oppressione e di invidia tra capoluogo e provincia, tra chi mira a concretizzare senza indugi e senza sosta la realizzazione di questa ulteriore migrazione oltre confine, sarebbe piuttosto opportuno creare occasioni di incontro finalizzate alla crescita reciproca e partecipare attivamente coadiuvandosi per il rilancio della Regione nelle sue diverse sfaccettature.