ANTONIO MOLFESE
Tra la fine dell’800 ed i primi del ‘900 era in uso rivolgersi per consigli ai medici della propria famiglia, in quanto, specie nei ceti abbienti, vi era sempre qualche “signor dottore” che poteva anche da lontano prendersi cura di qualche parente bisognoso di assistenza come dalle foto che mostrano la corrispondenza epistolare tra il medico Giuseppe Molfese mio nonno di S. Arcangelo a Casalbuono per lavoro nelle ferrovie ed il notaio Vincenzo Eboli di Sanza cognati.
La cura della persona per malattia allora era una prerogativa del ceto abbiente ed il consulto medico epistolare con un proprio familiare medico era molto praticato anche in Basilicata e dallo stesso paziente che per lettera chiedeva consigli. Era una sorta di telemedicina casalinga dell’epoca però affidata alla corrispondenza trasportata dal servizio postale, che viaggiava a dorso di quadrupede o in diligenza. Generalmente ci si rivolgeva a qualche parente medico che spesso abitava in paesi vicini, al quale si chiedeva aiuto per le malattie che si accusavano e generalmente questi, secondo le proprie conoscenze, aggiungeva consigli terapeutici suppletivi a quelli già prescritti dal medico curante.
Solo in caso di insuccesso chiedeva di avvalersi dell’opera di luminari che solo nelle sedi universitarie potevano essere consultati; era Napoli, la città sede dell’università, dove i “professori” del tempo potevano tentare di ridare lo stato di salute perduto.
Secondo le conoscenze mediche del tempo, i pazienti per lo più erano curati al proprio domicilio e solo pochi casi, quelli che necessitavano di indagini diagnostiche e terapeutiche complicate, erano ricoverati negli ospedali di Napoli per il tempo necessario alla cura delle loro malattie.
E’ uno spaccato di storia della medicina che mostra come il paziente era sempre al centro dell’attenzione ed i medici del tempo, interpellati per la cura dei mali, utilizzavano le metodiche diagnostiche più innovative che cominciavano a fare capolino ed i farmaci (pochi in realtà), che avrebbero molto spesso guarito il paziente.
Nel nostro caso si trattava di Vertigini del MENIERE, che si manifestavano con capogiri molto fastidiosi ed erano curati con:
aria campestre evitando i colpi di sole ed il freddo umido, alimentazione conveniente, poco caffè, niente liquori, bagni freddi nelle ore mattutine,, pillole al Bromuro di Ferro Ciaburri, applicazione di 3/4mignatte ogni 15 giorni al processo mastoideo, ogni 10/15 giorni una cartina di Calomelano. Durante l’accesso di vertigini bagni freddi sulla testa. Non trascurare di praticare giornalmente docce nasali del Weber con acqua salata tiepida. In caso la cura non dovesse avere effetto è bene contattare qualche specialista Otologo di Napoli quali Massei o Cozzolino.
Antonio Molfese
torremolfese.altervista.org