I dubbi di costituzionalità della legge regionale sulla cessione del credito del superbonus espressi dalla Gazzetta del Mezzogiorno non erano infondati, tanto è che il Governo ha invitato la Regione ad apporre alcune modifiche evitando che la cessione del credito possa toccare anche alle aziende sanitarie. Piuttosto  che attaccare la stampa  è il caso di abbassare i toni della propaganda , atteso il fatto che non solo la legge regionale è di una portata modestissima, ma che la sua applicazione rischia di inguaiare enti come l’acquedotto Lucano, eventualmente costretti  a rispondere per eventuali crediti non regolari. E’ questo il senso del duro intervento di Basilicata Oltre, il gruppo che comprende i due consiglieri regionali Vizziello e Zullino, che in una nota non solo accusano Bardi di intimidire la stampa, attaccando la giornalista responsabile del pezzo, ma di chiarire molti aspetti circa l’applicabilità della legge e la sua reale portata.” Anziché scagliarsi contro giornalisti lucani, Bardi, con i suoi collaboratori forestieri, farebbe bene a spiegare come farà a soddisfare le aspettative del mondo delle costruzioni, che secondo i dati dell’Enea al 31/07/2023 ha maturato crediti per circa un miliardo di euro, con i pochi spiccioli che potrebbero venire dai tributi di competenza di Acquedotto lucano, Api Bas, Sel e Sviluppo Basilicata. Pochi spiccioli che metteranno in difficoltà finanziaria la gestione di Acquedotto lucano che, se va bene, coprirebbero dall’1 al 3% delle aspettative del settore delle costruzioni. Una goccia in mezzo al mare. Una briciola che per essere equamente divisa dovrà essere disciplinata da criteri ferrei e ragionevoli, come sottolineato dalla nota del Mef del 07/08/2023 che, fra l’altro, ricorda alla Regione i rischi derivanti dalla solidarietà del cessionario (cioè gli Enti della Regione) in caso di inesistenza dei crediti. Vale a dire che in caso di truffa ne risponderanno in solido Acquedotto lucano, Sel, Api Bas e Sviluppo Basilicata, cioè quegli Enti che già annaspano per l’insufficienza di liquidità e che adesso dovrebbero entrare in gioco per fare da “banca”, cioè ben altra attività rispetto a quella per cui esistono. È un rischio che, evidentemente, la Regione non dovrebbe far correre alle sue partecipate. Pensiamo ad Acquedotto lucano che sta affrontando una crisi senza precedenti.  Una crisi che in un primo momento il presidente Bardi sembrava voler affrontare addirittura creando una “bad company”, cioè un buco nero dei debiti accumulati che si sarebbe portato dietro pezzi del sistema produttivo regionale. Adesso, invece, la crisi Acquedotto l’affronta con i soldi di pantalone, cioè con un inedito e clamoroso trasferimento di contributo a carico del bilancio Regionale. E Acquedotto lucano dovrebbe acquistare i crediti di imposta? Acquedotto lucano, come sottolineato dalla nota del Mef, dovrà accollarsi anche il rischio in caso di truffa dei crediti ceduti? Acquedotto Lucano che non ha le liquidità per riparare come si deve le strade di tutti i Comuni lucani, quando interviene per rimediare alle perdite della rete idrica, diventata un irrimediabile colabrodo?  «È evidente che la decadente azione dell’amministrazione regionale, ora evidenziata anche dai parlamentari di FdI, spinge Bardi con ogni mezzo a giocare sulle necessità dei lucani, utilizzando impropriamente le società partecipate che poco o niente potranno fare sulla materia «Invece di offendere e raccontare menzogne attraverso il canale Telegram Next Generation, Bardi dia spiegazioni su chi gestisce questo social, se è finanziato direttamente o indirettamente da fondi pubblici, e per quale scopo è nato