Ai tempi in cui governare era un esercizio di responsabilità e non una appropriazione di discrezionalità, si erano create nelle Regioni degli strumenti adatti a supportare una visione programmatica di sviluppo, a indirizzare le scelte, privilegiare settori, individuare dinamiche, monitorare i processi produttivi, Non solo c’era un assessore alla programmazione,ma c’erano strumenti abilitati alla lettura del territorio. Prima le camere di commercio con i loro centri studi, poi la Banca d’Italia con la sua relazione semestrale, ma più di tutti un ente di ricerca economica che si chiamava IBRES e che non solo rappresentava un cannocchiale efficiente dell’economia regionale lucana, ma preparava ricercatori e programmatori, molti dei quali hanno innervato con successo la pubblica amministrazione. Oggi c’è qualche reduce di quella stagione che ancora parla in termini di visione, ma per il resto quell’esercizio è sparito dalle mappe degli organigrammi di alcune regioni, la nostra compresa. Perchè è sparita dovremmo chiederla a chi ne è l’autore, ma la vulgata corrente è che quella sparizione è coincisa con il crescere della discrezionalità nella gestione della cosa pubblica, per cui gli investimenti o le incentivazioni andavano lì dove potevano creare più consenso, o appagando la fame clientelare di capi e capetti, oppure alimentando la catena delle filiere nei settori. Così che, mancando un punto di riferimento oggettivo, documentato e professionale per indirizzare le scelte pubbliche, si è governato a naso, o secondo le intuizioni dei vari Governatori e assessori, o secondo le teorie economiche che andavano di moda, sotto la spinta di una comunicazione di parte ( imprenditoria locale) che è stata sempre pronta a fasi trovare con la bocca aperta sotto il rubinetto della spesa pubblica. Va anche detto che ci sono stati governatori che hanno saputo attrezzarsi per avere dalla propria parte strumenti di misurazione degli effetti e con Filippo Bubbico prima e poi con Vito De Filippo, si era creato un nucleo di esperti, a latere della Presidenza, capace di valutare gli effetti degli investimenti, di analizzare l’incidenza di alcuni processi e di indirizzare in maniera più oculata gli investimenti regionali. Che però in assenza dello Stato, dimentico del Sud , non ha potuto guardare ai grandi processi infrastrutturali, di competenza appunto statale, accontentandosi di indirizzare gli investimenti di sua pertinenza, e cioè quelli europei del Fers o degli altri fondi . Ora che alla inascoltata Cassandra di nome Svimez si sono aggiunte le voci finalmente percettibili di alcuni Governatori ( de Luca e Bardi) sulla distorsione voluta dello sviluppo con lo spostamento di ingenti risorse dal Sud al Nord, si capisce il danno che è stato fatto non solo abolendo istituti di ricerca economici regionali, ma anche ammazzando per asfissia il Nucleo regionale per la valutazione degli investimenti pubblici, prima costruito con cinque sei alte professionalità e poi smembrato a mano a mano che se ne allocava altrove una di queste. Fino al punto da non rinnovare il contratto ad un economista che era rimasto solo con la sua statistica che veniva contattato esclusivamente per mettere su un programma dei sogni in coincidenza con le elezioni. Oggi che si è alle prese con il piano strategico, si scopre che bisogna iniziare da zero,e cioè dalla lettura del territorio, dalla valutazione dell’incidenza di alcune politiche, dall’esame dei collegamenti fisici, dalla ricognizione delle risorse. Cioè tutti quei dati che, se avessero funzionati i nuclei di esperti addetti alla programmazione, sarebbero stati pronti in un’ora. Questo per dire che se vogliamo rimettere in piedi una barca che è stata affossata dall’egoismo di pochi, bisogna ripiegarsi sulla ricostituzione di un serio ufficio di programmazione: che abbia o meno un assessore è scelta politica, ma che abbia figure quotidianamente impegnate alla osservazione e alla acquisizione dei dati è una scelta di responsabilità istituzionale. Quando critichiamo il passato è perchè il presente e il futuro non replichino le cose che non hanno funzionato ma rimettano in piedi i pezzi che sono stati inopinatamente rimossi, danneggiando l’efficienza della macchina. Rocco Rosa
CHI HA UCCISO LA PROGRAMMAZIONE REGIONALE?
