by ROCCO ROSA
Segnali di un riavvicinamento tra Renzi e Berlusconi ci sono e per riavvicinarsi si riavvicineranno. Il quando è dopo le vacanze, un mese prima per far entrare nella gente il concetto che in fondo le riforme le hanno fatte insieme, che la perfezione non esiste e che è meglio Renzi, che ha sconfitto la sinistra interna, di una sinistra che, a suo tempo,sconfisse Berlusconi. Il come si riavvicineranno è più problematico perché ci possono essere vari modi per avvicinarsi e ognuno di questi disegna un futuro diverso. Se si tratta di superare lo scoglio del referendum confermativo e poi ognuno per la sua strada, l’accordo è da retrobottega: tu mi dai una mano, io ne tengo conto, e questa volta non ti frego, te lo giuro!. E’ un accordo che potrebbe stare bene anche a Renzi, proiettato com’è verso le elezioni dove chi vince si piglia tutto: gli argomenti ci sono per dire o con me o contro di me: l’Italia sta meglio, la disoccupazione sta scendendo, gli industriali non si lamentano, il cielo è scuro ma noi siamo forti ecc.ecc. E poi vogliamo far vincere i Cinquestelle che vi tolgono pure la camicia che indossate?. Ma che a Berlusconi starebbe stretto perché l’ennesimo cambio di fronte lo distruggerebbe completamente a destra; e poi questa urgenza di mettere i conti delle sue aziende a posto non c’è più, le cose vanno bene e le televisioni le può pure vendere. Chi conosce il personaggio sa che la politica gli è entrata nel sangue, che vuole morire il più tardi possibile ma, se proprio deve farlo, lo vuole fare in modo da passare alla storia come salvatore del Paese, perché ha ancora tanto da dire ecce cc. Per lui ci vogliono svolte eclatanti, da riempire i giornali e tali da farlo passare come l’uomo che si è sacrificato per il futuro dell’Italia: c’è quindi da immaginarsi un rientro dal portone principale, con tanto di tappeto rosso da calpestare, e tanto di scrivania sulla quale firmare un nuovo Patto per l’Italia, nel quale gli Alfano, i Casini vari e i Verdini hanno la parte di chi ha lavorato per riunire i moderati, convincendo e portando dalla loro parte chi nel Paese è in grado di rappresentarle quell’area. Può bastare tutto questo ? No, perché sa di vecchio, puzza di muffa , passa per quello che è e non per quello che vorrebbe sembrare: un accordo di potere con gente consumata, eternamente pronta saltare sul carro del vincitore, senza nessuna speranza di cambiamento che non sia il solito gioco sotto il tavolo del potere. La conseguenza di questo gioco sarebbe la saldatura tra la sinistra italiana e cinquestelle, oppure il rischiatutto di quest’ultimo movimento che si mette seriamente a giocare per vincere, accompagnato da una folta schiera di gente che ha le palle girate. Il partito della Nazione invece ci vorrebbe, perché la gran parte del Paese è stanco di correre in discesa e senza freni, e vuole una rappresentanza politica che sia concreta, rispettosa delle regole, onesta, e preparata. Non vuole rischi né avventure, e vorrebbe qualcuno in grado di dire veramente: da oggi si cambia pagina, si crea un nuovo partito, un nuovo movimento, un nuovo schieramento, chiamatelo come volete, che è moderato e riformista, che è solidale con i deboli e feroce con i forti, che fissa le regole del gioco e che fischia le punizioni per chi sbaglia. E che accanto alle persone più valide ed esperte, fa entrare un sacco di giovani, magari dopo averli preparati a qualcosa di simile alla Camilluccia. Si, il patto ci vorrebbe, ma a condizione che i Berlusconi, i Casini, gli Alfano, i Rotondi, i Cesa firmino di appendere le scarpe al chiodo e di limitarsi a guidare e supportare il cambiamento generazionale.
Nel frattempo però il premier una cosa l’ha già decisa: bypassare il partito e riportare in vita i circoli dove è più facile mettere insieme volontà univoche e tessere diverse. Offre cioè la sponda per qualcosa che si avvicina all’eterogeneità delle primarie, in cui conta il risultato e non chi lo ha portato. Questo mette fortemente in allarme la sinistra minoritaria che ambisce almeno ad avere il riconoscimento di minoranza del partito, con tanto di doveri e di diritti. Niente, Renzi da quest’orecchio non ci sente e continua a forzare la mano per una resa senza condizioni. La domanda è : può rischiare la sinistra del Pd di continuare a tapparsi le orecchie per negarsi alle sirene di Civati e Vendola? Non rischia di arrivare tardi ad una decisione, quando vedrà con chiarezza il disegno renziano di un partito che è già oltre il Pd? Oppure sono così ridotti male che giocano gli ultimi spiccioli rimasti sulla sconfitta di Renzi, e muoia Sansone con tutti i filistei? Forse è così, credono nella nemesi , convinti come sono che Matteo, non si sa come o perché, sia la reincarnazione politica di Fanfani, il grande leader fiorentino, col midollo a destra, che fu ucciso da un referendum.
