C’è disagio nel mondo politico per come viene affrontata la pandemia in basilicata. Un problema su tutto: le competenze di chi sta in prima linea sia alla Regione, sia nelle aziende. E’ in questa ultima parte della sanità lucana che si accentrano le perplessità, con un Ospedale San Carlo che non riesce a ritrovare l’efficienza di un tempo, con una Asm retta da un facente funzione e con un Crob che ancora aspetta la nuova guida. Di questa provvisorietà , in un momento drammatico e che richiede decisioni fortissime, si fa interprete l’opposizione  in Consiglio comunale a Potenza , che, tra l’altro, sposa il suggerimento di questo giornale per un ritorno in campo del dr.Michele Cannizzaro. Ecco il testo.

L’annoso divario nord-sud, come ben sappiamo, si misura anche nella evidente disparità tra le strutture sanitarie. I dati dell’emigrazione sanitaria forniscono costantemente una conferma di questa difficile condizione: prima dell’emergenza Covid-19 un numero troppo elevato di lucani è stato costretto o, talvolta, ha scelto di recarsi fuori regione per cure mediche, spesso percorrendo centinaia di chilometri, fino a raggiungere Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia. Presumibilmente (per non dire sicuramente) quando tutto ciò sarà finito, l’esodo ricomincerà regolarmente.

Ora più che mai, è indispensabile interrogarsi ed interrogare la politica lucana, sempre al fine di spingerla a migliorare e mai con l’intento di puntare il dito contro chicchessia. Ora più che mai occorre, con la giusta ponderazione e senza farsi prendere dal panico, analizzare gli errori commessi (senz’altro involontariamente) nelle regioni del nord Italia, colpevoli solo di aver, senza volerlo, sperimentato prima delle altre la virulenza di questa terribile epidemia. Perché se errare è umano, perseverare – si sa – è da sempre ritenuto diabolico.

La serietà dimostrata dai cittadini, per lo più attenti a rispettare le prescrizioni (dall’attenzione all’igiene delle mani, al rispetto di questa interminabile clausura…) necessita, sul versante politico, di un impegno a che il Sistema Sanitario Regionale non debba mai trovarsi a fronteggiare un numero di casi di proporzioni analoghe a quelle lombarde (cosa succederebbe se qui in Basilicata dovessero esserci mille casi di contagio in breve tempo non vogliamo neanche immaginarlo…).

Ci tocca constatare, sempre e solo perché vi si ponga rimedio quanto prima, che troppo poco si è fatto per predisporre percorsi intraospedalieri che evitino la contaminazione delle aree e del personale sanitario.

Allo stesso tempo, dobbiamo registrare, a tutt’oggi, la mancata implementazione di protocolli terapeutici per le persone positive al Covid-19, in isolamento domiciliare, così come per i loro familiari.

E’ stato creato un team scientifico che, attingendo alle informazioni disponibili ed ai protocolli attuati nelle aziende sanitarie ed ospedaliere delle regioni del Nord, possa fornire una guida per il personale sanitario in trincea, tutti i giorni, impegnato nella cura dei pazienti? Purtroppo, no.  

Forse sarebbe il caso, finché siamo ancora in tempo, di isolare un’area del nostro più grande ospedale, il “San Carlo”, da destinare alle sole cure Covid-19, in modo da condurre un’azione mirata, invece che una lotta a all’emergenza di giornata. Che senso ha creare, nella terapia intensiva un’area “Covid”, distinta da quella “ordinaria”, per poi rendersi conto che, in un giorno, la prima è già satura?

Sarebbe il caso, come è stato fatto altrove, senza inventarsi niente di nuovo, di pensare finalmente alla predisposizione di una tac mobile, all’esterno del Pronto Soccorso, così da effettuare immediatamente le diagnosi Covid, evitando l’accesso all’area di accettazione.

Infine, occorre fare chiarezza: quando ci viene detto che in Basilicata disponiamo di 80 posti in terapia intensiva, ci si riferisce ai macchinari di ausilio alla respirazione, si tiene conto anche del numero concreto di letti disponibile? Se così non fosse, rischieremmo di trovarci davanti alla amara scoperta che i posti Covid siano, in realtà, inferiori a quelli dichiarati…

Ci auguriamo che la direzione strategica dell’Ospedale potentino stia facendo tutto il possibile per condurre l’Azienda, se non in porti sicuri, su campi di battaglia ove si possa tentare, con le giuste armi, di vincere questa guerra. Tutto ciò, però, presuppone che chi occupa posizione di vertice sia disposto a metterci la faccia ed a spendersi in prima persona, al fianco del personale sanitario.

La politica, ora più che mai deve dimostrare la capacità di agire in modo rapido e senza tentennamenti. O, al contrario, presa coscienza della eccezionalità dell’emergenza che stiamo vivendo, potrebbe essere utile riflettere sulla possibilità di affidarsi e affidarci a specialisti dalla comprovata esperienza. Magari a chi, con incontestato successo, ha già dimostrato sul campo le sue indiscusse doti come manager della sanità lucana. Si pensi, tra tutti, all’ex DG del “San Carlo” Michele Cannizzaro: non può dirsi ideologicamente affine a chi lo sta proponendo, ma la sua comprovata ed indiscussa competenza lo pone al di sopra di qualsivoglia valutazione politica o partitica.  

Siamo ancora in tempo. Ma tempo da perdere, sicuramente, non ne abbiamo.”     

   Vincenzo Telesca, Rocco Pergola, Bianca Andretta, Pierluigi Smaldone, Roberto Falotico, Angela Blasi.

Consiglieri Opposizione Comune di Potenza