by ROCCO ROSA

Il presidente Pittella ha saputo stamattina, ad Agorà, rimettere le cose a posto almeno per quel che riguarda l’immagine della Basilicata dicendo che, più che la Basilicata, è lui, Marcello Sorgi, che è rimasto indietro. Avrà preso spunto dalla magnifica vignetta che Mario Bochicchio ha postato ieri e che, ritraendo Sorgi con due belle polpette sugli occhi, avvertiva che “ CHISTO s’è fermato ad Eboli !”. Strepitosa! E, come al solito,+ la satira ha di bello che dice in una battuta quello che si dovrebbe dire in un editoriale. Quanti Sorgi ci sono che vedono la Basilicata secondo lo stereotipo impresso nei libri sui quali hanno studiato e che descrivono una regione affatto arretrata con le parole di Fortunato, Rossi Doria,e poi Salvemini,Levi e Scotellaro? Parlano sulle letture che hanno fatto, non sulle indagini o inchieste o reportage che non fanno, se non per parlare, attraverso la Basilicata, dei mali del meridione, che siano politici o morali o economici. Lui ,Sorgi, è solo andato più in là nei ricordi, parlando di pecore e galline e forse dimenticando che se l’Europa ha scelto Matera come capitale della Cultura non è solo perché c’è un quartiere che dal punto di vista demoetnoantropologico, è una perla rara, ma anche perché c’è una città che è evoluta, che ha saputo mettere insieme tante cose e che si prepara ad ospitare non una massa di bifolchi ma uomini di cultura di tutto il mondo, professori, architetti, urbanisti, artisti. E parliamo di Matera per semplificare perché dietro di essa c’è un retroterra che esalta lo stesso scenario dei Sassi, come le radici forti di un territorio fanno crescere l’albero bello e rigoglioso. Detto quindi che parlano così di noi perché si sono fermati ai testi classici, c’è da domandarsi poi se noi lucani stiamo facendo il possibile per modificare la fotografia in bianco e nero che continua a campeggiare sulle grandi testate. No, perché in questi anni non si è fatta alcuna operazione per dare voce a chi questa terra la può e la sa descrivere diversamente, perché noi stessi continuiamo ad osannare e premiare scrittori , vecchi e giovani, che passeggiano sulle storie di ieri e che continuano a vedere paesaggi di ombre, di magia e di racconti alla luce della luna. No, perché in questi anni, chi veniva da fuori era il benvenuto perché avevamo (e continuiamo ad avere) un atteggiamento provinciale, secondo il quale gli altri ne sanno più di noi e più sono forestieri e meglio è. No perchè ancora oggi, quando la  tecnologia delle comunicazioni ci da la possibilità di superare i confini della regione, facciamo i giornali per guardare in casa nostra, per partecipare alla lotta politica, per dividerci fra questo o quel personaggio. No, perché  i pochi strumenti che come Regione avevamo realizzato ( il concorso premio per i grandi lucani affermatisi nel mondo, la rivista Basilicata nel Mondo, le migliori tesi di laurea sulla Basilicata) sono stati sviliti e depauperati fino a perdere di importanza. C’è, è vero il tentativo di Lacorazza di parlare come Mezzogiorno d’Italia, e forse è così che dovremmo affrontare la questione. Ma il grande obiettivo non è far parlare i soliti noti, ma raccogliere le energie lucane sparse in tutto il mondo e dar loro un unico, solo tema: come si fa a far capire che ,messi insieme, siamo il meglio che l’Italia ha prodotto?