Leonardo Pisani
“Dopo Rossellini ci sono io!” , una frase forte, ironica ma non troppo che il maestro del cinema aveva pronunciato al Festival di Sitges di qualche anno fa presentando il suo ultimo lungometraggio, Ballad in Blood; scherzosa ma non troppo perché Ruggero Deodato ha segnato la storia del nostro cinema al pari di tanti Maestri e cineasti più celebrati. Inoltre Deodato ha anche pagato in prima persona le sue scelte, la sua libertà di autore, le sue innovazioni, la sua critica alla società dei consumi.
Poi Deodato inizia con la regia, prima con Sergio Corbucci – in Django tutti gli esterni in Spagna li gira lui -, Riccardo Freda e Antonio Margheriti, con il quale esordisce nella regia nel 1964. Il film è Ursus il terrore dei Kirghisi ed è una co-regia tra i due. Poi Deodato abbandona il cinema e passa alla televisione ed alle pubblicità, gira molti spot anche famosi tra cui Piaggio, Fiat, Philips, sottilette Kraft e De Longhi. Ma il cinema richiama ed il lucano entro nella storia della settima arte con Ultimo mondo cannibale del 1977, che scandalizzò l’Italia. La pellicola fece conoscere il regista in tutto il mondo per le sue immagini scioccanti e una violenza molto realistica. Poi gira nel 1980 Cannibal Holocaust, il suo film più famoso, che gli valse l’appellativo di Monsieur Cannibal dai francesi. Considerato uno dei più agghiaccianti e controversi della storia del cinema, per il quale Deodato finì in tribunale e condannato a quattro mesi di reclusione, 400mila lire di multa e un mese di prigione con condizionale. Nel 1985 con “Inferno in diretta” conclude la trilogia dei cannibali. Deodato ha influenzato registi come Oliver Stone, Quentin Tarantino e Eli Roth.
