C’è un sentimento di delusione che si espande sui post dei penta stellati della prim’ora . I ricordi dei tempi eroici delle riunioni nelle baracche, le proteste per certe verdetti pronunciati contro persone di specchiata moralità , l’ironia per questo andare appresso a Salvini con un atteggiamento da innamorato, la rabbia per essersi alcuni appropriati del lavoro di altri , come studenti furbi che copiano per passare l’esame. A questo si aggiungono gli sfottò per certe candidature prese dal giornalismo italiano che dimostrano solo un atteggiamento provincialotto dell’establishment pentastellato, non immune dal credere che chi venga da fuori abbia un valore maggiore. Ce n’è abbastanza per tentare di capire cosa sta succedendo in questa metamorfosi di quello che doveva essere il partito della gente comune. Detto in maniera immaginifica, si è praticamente verificato che mentre quelli della prim’ora si sono fatti 42 kilometri di maratona, urlando contro Renzi al Don Bosco, oppure affrontando processi su esternazioni intorno all’inquinamento da petrolio , oppure gridando allo scandalo per certi viadotti fatti male, una decina di persone, più “scafate” delle altre si sono fatte trovare all’ultimo giro dietro il fabbricato vincendo la corsa per le candidature. E’ bastato saper entrare nei gangli vitali della piattaforma informatica per distribuire la fotografia vincente di chi ha tagliato il traguardo .  Se volessimo ricorrere alle statistiche potremmo dire che gli sconfitti sono i penta stellati potentini della prim’ora, surclassati all’ultimo giro dagli esponenti materani , tra cui anche qualcuno che col petrolio non è affatto in disaccordo. E mentre quelli che per fare da baluardo alle trivelle hanno formato associazioni e per questo sono stati espulsi dal Movimento (vedi i post pubblicati da Pietro de Angelis con il verbale di espulsione), altri che hanno omesso di pubblicizzare in campagna elettorale  di aver lavorato con società petrolifere sono stati eletti al parlamento.  Sono suggestioni e non fatti, finanche illazioni se vogliamo ma il Maestro Giulio Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.  Quando la prof. Albina Colella  scrive un post di questo genere ( rivolto ai futuri amministratori cinque stelle, ndr) “Capiscono poco di petrolio, hanno di fronte agguerrite multinazionali, nel momento topico delle regionali invece di unirsi si dividono in mille listerelle che fanno il gioco dei furbi che vogliono dividere e comandare. In pratica non cambiera’ niente in Basilicata, con la conseguenza che chi li ha aiutati finora non perdera’ piu’ tempo con loro.”. O quando Pippo Cancellieri, un ingegnere con le palle quadrate che ha messo la sua professionalità al servizio di mezzo mondo scrive “Noi la nostra terra non non la svenderemo mai! Chiaro ENI? Chiaro Pittella? Chiaro Di Maio?, O per finire quando Pietro de Angelis scrive “Eravamo in 10.000 a lottare contro lo sblocca Italia voluto da Renzi. Non trovo oggi nessun accordo con la lega per abrogare questa pessima legge, inoltre leggo alcuni post e commenti di alcuni portavoce che si rendono possibilisti di fronte alle estrazioni. Ragazzi, qualcuno potrebbe delucidarmi? Nel programma regionale, scriveremo ancora che chiuderemo con l’energie fossili o favoriremo i nuovi permessi?” Già, forse sarebbe il caso che per le regionali il programma non venisse confinato nell’hard disk della piattaforma Rousseau. Anche la gente che non usa il programma vorrebbe sapere. Rocco Rosa