Approvare la riforma del Codice antimafia. È la richiesta che proviene dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, contenuta in una Risoluzione della sesta Commissione, votata all’unanimità il 13 settembre, giorno del 35° anniversario della legge Rognoni – La Torre, che oltre a introdurre nel nostro ordinamento il reato di associazione mafiosa, prevedeva norme sulla confisca patrimoniale
“Al Ministro della Giustizia – prosegue la Risoluzione – va ulteriormente rappresentata la necessità, più volte segnalata dalla DNA, dagli uffici giudiziari e dallo stesso Consiglio in sede di comitato paritetico, di un rapido adeguamento dei sistemi informativi, in particolare nel settore delle misure di prevenzione, così come la realizzazione di ulteriori programmi diretti a semplificare il caricamento dei dati dei beni sequestrati e la loro amministrazione e gestione fruttuosa in vista della destinazione finale…Appare indefettibile puntare ad un sistema in grado di assicurare comunicazione e scambio di informazioni fra registro della cognizione penale, registro della prevenzione, registro in uso presso l’Agenzia, con il supporto di adeguati sistemi documentali e possibilità di implementazione della banca dati Sidda-Sidna, nonché garantire una possibilità di implementazione ed alimentazione alla fonte anche da parte dei soggetti titolari della proposta esterni alla magistratura”.
Avviso Pubblico, insieme a Libera, Legambiente, CGIL-CISL-UIL, ha lanciato lo scorso mese di gennaio un Appello per chiedere l’approvazione di sei proposte di legge allo studio del Parlamento, in grado di favorire la prevenzione e il contrasto a mafie e corruzione. Tra queste la riforma del Codice Antimafia, approvata dal Senato lo scorso mese di luglio e attesa dall’approvazione definitiva da parte della Camera dei Deputati, che ne ha calendarizzato l’avvio della discussione per il 25 settembre prossimo.
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