Dal prossimo anno 20 mln di italiani potrebbero trovarsi senza medico di famiglia. È l”allarme lanciato dal 75.esimo congresso nazionale della Fimmg a Cagliari. “Sono 15 mila i medici di famiglia che andranno in pensione nei prossimi 5 anni, molti a 68 anni. Il sistema della medicina generale è sempre più complesso e aumentano i carichi di lavoro elevati che ricadono su medici sempre più anziani. C”è bisogno di un cambiamento di passo, altrimenti i medici avranno la possibilità di andare in pensione anche prima dei 68 anni. Così da 15 mila diventeranno 20 mila e questo numero corrisponde a 20 mln di italiani senza medico di famiglia. È un allarme che vale già dal prossimo anno, fino ad oggi siamo rimasti nell”ordine del centinaio di medici in uscita, ma dal prossimo anno saranno migliaia”. Lo ha  affermato Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione italiana di medici di medicina generale (Fimmg), a margine di una sezione del congresso dedicata ai vaccini. “Abbiamo testimoniato da anni un problema di riprogrammazione degli accessi in medicina generale, di riqualificazione del corso di  formazione e di soluzioni che non possono essere rimandate – ha aggiunto Scotti – Quest”anno portiamo a casa un risultato importante:  l”aumento delle borse di studio, ma non basta. Le borse portano questi giovani ad essere disponibili per i nostri  cittadini italiani da qui a quattro anni. Questa è una data entro la quale dovremmo aver già portato sul tavolo modelli che permettono a questi giovani di cominciare ad operare durante il corso, come succede in molti paesi europei”.

Ad aggravare notevolmente la situazione la decisione del Governo di riformare la Legge Fornero introducendo la quota 100: l’uscita interesserà in pochissimo tempo i nati tra il 1954 e il 1957, più di 25 mila
tra medici e dirigenti sanitari. Che aggiungendosi alle 45 mila uscite previste dalla Legge Fornero, porterà fuori dagli ospedali circa 70 mila tra medici e dirigenti medici. A lanciare l’allarme il sindacato dei medici Anaao Assomed con un’analisi delle ricadute della riforma delle pensioni sul Servizio sanitario nazionale.
“Non basteranno i giovani neo specialisti a sostituirli, ma soprattutto è a rischio la qualità generale del sistema, perché i processi previdenziali sarebbero così rapidi e drastici da impedire il trasferimento di esperienze e di pratica clinica”, sottolinea il sindacato. Superato lo scalone previdenziale creato dalla Legge Fornero – spiega l’analisi – i medici e i dirigenti sanitari abbandonano il lavoro con una età media di 65 anni, grazie anche ai riscatti degli anni di laurea e specializzazione. La riforma determinerà in un solo anno l’acquisizione del diritto al pensionamento di ben 4 scaglioni, “diritto che verrà largamente esercitato visto il crescente disagio lavorativo per la massiccia riduzione delle dotazioni organiche”.
Il Conto annuale dello Stato mostra che dal 2010 al 2016 i medici e i dirigenti sanitari in servizio sono diminuiti di oltre 7.000 unità. Questo ha permesso alle Regioni una riduzione delle spese per il personale che limitatamente al 2016 ammonta a circa 600 milioni di euro. Diversi miliardi, se il calcolo viene effettuato dal 2010 ad oggi”. “Il Conto annuale dello Stato mostra che dal 2010 al 2016 i medici e i dirigenti sanitari in servizio sono diminuiti di oltre 7.000 unità. Questo ha permesso alle Regioni una riduzione
delle spese per il personale che limitatamente al 2016 ammonta a circa 600 milioni di euro. Diversi miliardi, se il calcolo viene effettuato dal 2010 ad oggi”, sottolinea Carlo Palermo, Segretario nazionale Anaao Assomed. E conclude che “è necessario aprire una grande stagione di assunzioni in sanità, eliminando l’anacronistico blocco della spesa per il personale introdotto dal Governo Berlusconi/Tremonti nel 2010. Ma, soprattutto, bisogna dare una risposta al disagio oramai insopportabile che pervade tutte le strutture sanitarie pubbliche