Chiuso il capitolo delle elezioni a diversi livelli istituzionalI, si apre finalmente quello della attività legislativa e programmatoria del governo locale, in un quadro che è notevolmente modificato rispetto alle partenze di cinque anni fa. Abbiamo un Governo regionale che non è più classificabile di destra, né di centro destra nel senso più classico delle collocazioni partitiche , ma è piuttosto identificabile come un governo spurio, in cui elementi nuovI, che non hanno mai rinnegato la loro provenienza di sinistra, si sono trovati, per ironia della sorte , a salire sulla cassetta di comando di una carrozza che non era la loro . Così’ che oggi ci si trova di fronte ad una destra che non può fare completamente la destra e un partito come Azione che , avendo portato un valore aggiunto notevole, non è disposto a fare da stampella bensì a recitare un ruolo di protagonista, come dimostra il semplice dato che senza i voti decisivi di Pittella anche Bardi avrebbe fatto la stessa fine di Fanelli. Come ci sia arrivato Pittella a salire in corsa sulla carrozza avversaria, è un pezzo tutto da scrivere della serie “ sono andati per distruggerlo e lo hanno resuscitato”. La convivenza dunque tra Bardi e Pittella non si presenta facile, per il semplice fatto che quest’ultimo , oltre a portare la propria competenza di uomo di governo, viene percepito ora, a destra come a sinistra, come un punto di riferimento obbligato per qualsivoglia scenario di cambiamento, interlocutore credibile nel nuovo panorama degli enti locali. Il rinvio più volte del Consiglio regionale, più che dall’ attesa dell’esito delle elezioni comunali, è stato determinato dal nulla di fatto rispetto alla grande questione del rapporto tra la maggioranza di destra e Azione, delle questioni da mettere sul tappeto, delle soluzioni da dare ad alcuni grandi problemi, a cominciare da come ristrutturare l’intero settore della sanità che è già sotto di ottantacinque milioni per il solo anno 2022 e che si presenta con uno scoperto di circa altri sessanta per il 2023 . Come mettere mano, non è solo questione di cambio del management ma di riforma seria ed urgente del settore sulla base di un efficientamento rigoroso delle strutture e di una drastica revisione del rapporto ospedali-territorio. E via con altre questioni rimaste in sospeso in una legislatura che ha dovuto viaggiare a scartametno ridotto, per litigi interni all’allora maggioranza di destra. E’ evidente che la comunità regionale chiede governabilità e che quindi questa legislatura non può partire con ambiguità lasciate in sospeso. La via maestra sarebbe aprire una grande discussione in consiglio regionale, preliminare alla preparazione del programma presidenziale ,un modo chiaro per far capire che siamo in una legislatura straordinaria il cui compito è recuperare il massimo di unità possibile intorno al tema di come rilanciare una Basilicata che è in sofferenza. Ma già questo indicherebbe un diverso modo di governare e non già una “diminutio” del ruolo della maggioranza. Sia come sia, va rimarcato, se ce ne fosse bisogno, che da queste elezioni, che hanno prodotto in modo trasparente ( la città di potenza) e in modo meno evidente ( elezioni regionali ) un cambio di scenario politico e un deciso rinnovamento di uomini, appare chiaro che siamo entrati in una nuova fase storica ,nella quale la comunità regionale si è ripresa un notevole spazio di manovra rispetto alla opprimente partitocrazia romana che, a destra e a sinistra, ha prodotto solo errori madornali dai quali anche il civismo ha preso forza , vitalità e prospettiva. Rocco Rosa
COME E’ CAMBIATO LO SCENARIO POLITICO LUCANO
