Di sicuro, per i partiti di centrodestra, c’è solo la riconferma di Guarente a Sindaco della città. Le pressioni interne alla coalizione per una scelta diversa, rese esplicite dall’uscita di Galella , si sono sciolte come neve al sole con Pepe che ha ricordato come l’analogo precedente di presa di distanza da Bardi proprio da parte della Lega sia caduto nel nulla. Il precedente c’è è dunque Guarente non si tocca, come dirà  ufficialmente oggi , nel tentativo di chiudere la falla prima che si possa aprire del tutto. Se i tre partiti andranno necessariamente sul sindaco uscente, una partita nuova si sta aprendo al centro con  il tentativo in gestazione di mettere insieme  forse moderate , espressioni del civismo di varia provenienza e vecchie glorie della politica cittadina. Un parto problematico  che rischia di abortire se non arriva il soccorso di gente che a centro conta tantissimo, a cominciare da Basilicata casa Comune, cui l’alleanza di necessità fatta con il centrosinistra   non ha portato giovamento alcuno e che si trova ora al bivio se rilanciarsi con una offerta politica autonoma o pagare altro pegno alla sopravvivenza del Pd, spegnendosi in una coalizione abborracciata e perdente . La riunione di oggi del centrosinistra servirà a capire se si vuole ripetere l’asfittica esperienza regionale o se invece si vuole sperimentare altre strade che potrebbero rianimare il popolo potentino,  insoddisfatto e deluso dal quiquennio a guida Guarente. Se Chiorazzo vorrà riscuotere il credito che ha maturato nei confrotni del Pd, dovrà sforzarsi di tracciare una strada nuova, portando un candidato di grande prestigio e di sicura estraneità agli apparati di partito  che possa veramente dividere la città fra l’ossequio alle logiche di potere e la scelta dell’uomo migliore. Un risultato  che non solo eviterebbe la vittoria della destra al primo turno e porterebbe la sfida sul Sidndaco migliore al ballottagio, ma potrebbe essere anche una occasione per evitare il consolidamento dell’alleanza fra Pittella  Polese e Bardi, richiamando i primi due a dimostrare come quella regionale sia stata una alleanza di necessità  dettata da una stupida e insulsa legge elettorale e che il ruolo delle due forze rimane in linea con le posizioni di equidistanza assunte a livello nazionale da Renzi e da Calenda. Un discorso tutto teorico che però deve fare i conti con la realtà di un Bardi che ha il coltello dalla parte del manico e che può metetre sul tappeto questioni come le deleghe assessorili e la ripartizione del potere regionale, tutti argomenti che, purtroppo,  fanno passare in secondo ordine gli ideali politici in nome di più prosaiche convenienze personali. Rocco Rosa