di ROCCO PESARINI

 

Il terremoto politico ed elettorale  del 4 marzo sta, come era prevedibile, spiegando i suoi effetti a cascata ai vari livelli amministrativi e territoriali.

Tralascio, per ovvie ragioni, le analisi politiche a chi ha più titoli di me per farlo.

Cosa accadrà a livello regionale e nazionale lo scopriremo solo vivendo.

Ma due parole sulla situazione politico – amministrativa della mia amata città vorrei spenderle, chiedendo da subito venia se qualche solone politologo dovesse ritenere le mie esternazioni inutili o fuori luogo (in tal caso, vige l’imperituro Tanda Cazz).

E’ di ieri la notizia che l’assessora Carmen Celi ha rispedito al mittente (leggasi Direzione regionale del PD) l’invito a lasciare il suo posto nella giunta De Luca.

Si è inoltre auto – sospesa dal partito, dichiarando che la sua esperienza amministrativa insieme all’attuale sindaco potentino andrà avanti.

Non voglio (non avendone alcun interesse) e non posso (ignorando ovviamente i fatti) entrare nel merito delle dinamiche interne ed esterne dei singoli partiti o dei singoli schieramenti politici.

Vedo da più parti invocare la fine dell’esperienza politica ed amministrativa della giunta De Luca, proprio in considerazione di quella che alcuni delineano come una “presa d’atto” non solo del voto del 4 marzo ma di tutte quelle dinamiche che si sono scatenate dopo il “sorprendente” risultato elettorale.

Ma anche in queste considerazioni non voglio entrare. Ognuno può legittimamente pensarla come crede su ogni singola questione, compresa la sopravvivenza o meno della Giunta De Luca.

Ma detto tutto questo, una domanda da qualche mese ormai rimbalza tra quei 4 neuroni che mi son rimasti funzionanti.

Qual è la visione che coloro che invocano l’eutanasia del governo cittadino attuale hanno della Città di Potenza, dei suoi problemi, delle aspettative e delle speranze dei suoi cittadini?

Perché accanto alle richieste di “morte assistita”, di dimissioni, di rinunce alle poltrone in nome di un ritorno alle urne (ripeto tutte posizioni legittime) non vedo, di converso, proposte, dibattiti, idee per il rilancio effettivo della città.

Ho come netta l’impressione che per alcuni valga il principio “tanto peggio, tanto meglio”.

E da cittadino innamorato della sua città (oltre che della Politica, quella nobile, quella con la P maiuscola che non distrugge ma propone e realizza) onestamente non ci sto.

In questi anni, compreso il momento in cui sto scrivendo queste due misere righe, il dibattito politico in città (dibattito che non necessariamente deve farsi nelle sedi e nelle segreterie di partito) langue in maniera esasperante, disarmante, quasi umiliante.

Tutto sembra non funzionare, tutto sembra andare in malora, tutto sempre sull’orlo del baratro (e, ripeto, lo si può legittimamente pensare).

Ma quali sono le soluzioni offerte?

Dove sono le proposte sul tavolo?

Come volete migliorare questa città?

Che ruolo volete cercare di assegnarle nello scacchiere regionale?

Sono domande alle quali dovete rispondere e dovete rispondere da subito visto che, come orami da tutti riconosciuto, viviamo in una campagne elettorale permanente.

Poi si candidasse chi vuole. Alleatevi con chi vi pare. Fondate o smontate partiti e coalizioni a vostro piacimento o convenienza.

Ma, (perdindirindina!) si faccia in modo di tornare ad alimentare il dibattito civile, politico e sociale in questa città!

E, soprattutto, cominciate a mettere sul tavolo idee e proposte.