Al di là dell’apertura  di prammatica alle opposizioni affinchè vi sia la più ampia convergenza sulla scelta del presidente del Consiglio comunale , è difficile pensare che possa proporsi un nome diverso da quello di Francesco Cannizzaro  sia perchè la persona è oggettivamente di profilo alto, sia perchè nella maggioranza i giochi sono fatti e non ci sono altre candidature possibili. L’esortazione  avanzata da Potenza città giardino in un comunicato, di “provare” la strada di una candidatura veramente condivisa  ( e cioè scelta insieme da tutte le forze) è una miccia bagnata che non porta da nessuna parte. E’ successo già alla Regione dove alla quarta votazione le minoranze hanno votato il candidato della maggioranza proprio per significare al presidente che è il Presidente dell’intera Assemblea. Si procederà allo stesso modo in consiglio comunale e sarà la minoranza a dover far uno sforzo per sottolineare , con atti politicamente importanti, l’auspicio di un presidente del Consiglio veramente super partes. Rimane però il problema di un Consiglio che pur nella dialettica tra maggioranza ed opposizione riesca a far sintesi delle diverse posizioni, n on riducendo l’assemblea cittadina  ad un luogo di ratifica di decisioni prese dall’Esecutivo. Con De Luca, questo sistema ha funzionato e le Commissioni consiliari sono diventati luoghi di confronto coinvolgenti, fino al punto da incentivare l’attività di proposta da parte dei consiglieri. Se il metodo ha funzionato, e Guarente ha potuto sperimentarlo positivamente, non si vede perchè si debbano  distruggere le cose buone fatte e alterare un clima di positiva collaborazione in nome degli interessi della città. I segnali che ci si aspetta da questa consiliatura sono altri e riguardano i luoghi dove le decisioni vere vengono presi. Speriamo che siano all’interno della casa comunale.