Oggi il comune di Tolve è considerato la roccaforte della Lega in Basilicata.
Un dato che suona quasi come un paradosso storico: Tolve, il paese che un tempo diede i natali a illustri esponenti del mondo che oggi potremmo definire del fronte progressista , si ritrova oggi come simbolo di una politica che, almeno nelle sue origini, poco aveva a che fare con il Sud.
Singolare, se non ironico, vedere Tolve annoverata come primo comune leghista della Basilicata. Ancora più curioso se si pensa che questo stesso centro ebbe come sindaco il dott. Giovanni Delfino, filantropo e discepolo di Padre Pio, tanto amato dalla comunità da meritare l’intitolazione della piazza più grande del paese.
Un cambiamento radicale che lascia spazio a un interrogativo: cosa è accaduto da allora a oggi?
Memoria corta o strategia ben congegnata?
La comunità tolvese sembra aver smarrito la memoria.
Eppure parliamo dello stesso paese che, negli anni, ha visto alternarsi alla guida esponenti della Democrazia Cristiana, del PSI e persino del PCI, figure che hanno dato lustro e prestigio a Tolve, si trova oggi a essere il baluardo di un partito che, fino a non molto tempo fa, gridava “Prima il Nord”.
Ma è stato davvero un cambio di rotta consapevole o il frutto di un’abile operazione di marketing politico?
È bastato uno specchietto per le allodole, una macchina comunicativa ben orchestrata, per far sì che i tolvese cadessero nel tranello delle pseudo liste civiche dietro cui si celava la Lega.
Una volta ottenuto il consenso popolare, il dado è stato tratto: Tolve ha eletto il primo sindaco leghista della Basilicata.
Tolve, laboratorio politico da studiare
Il caso di Tolve meriterebbe di essere analizzato a fondo.
Si scrive Tolve, ma si legge Lega del Nord Salvini.
E oggi, salvo un’improbabile ribellione popolare, questa roccaforte appare inespugnabile.
Il sindaco uscente, l’attuale vicepresidenza della Regione Basilicata, rappresenta il baluardo della permanenza leghista in terra lucana.
A pochi giorni dalla presentazione delle liste , i giochi sembrano già fatti: il primo cittadino uscente , ancor prima delle elezioni, avrebbe già indicato il suo successore. Ma è davvero tutto già scritto?
Tolve si ribellerà o rimarrà imbrigliata?
Questa è la domanda cruciale.
La comunità tolvese resterà china ai desiderata della Lega, accettando un nuovo quinquennio sotto il vessillo di Alberto da Giussano? O avrà un sussulto d’orgoglio e riscoprirà le sue radici democratiche?
Ad oggi, l’unica lista in lizza è quella leghista ( o camuffata tale) .
Se Tolve non si sLegha, il destino è già segnato: altri cinque anni sotto il controllo di un partito che un tempo considerava il Sud solo un problema da risolvere.
Ma è davvero questo ciò che vogliono i tolvesi?
E i partiti del centro sinistra che fanno? Asoettano Godot?
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