RAFFAELE LANGONE

 

Da qualche tempo tutti parlano di green economy, di sviluppo sostenibile, di economia verde e, soprattutto, di “economia circolare“. 

L’economia circolare è un principio con cui si prende atto che le materie prime del nostro pianeta si stanno esaurendo e che, contestualmente, i rifiuti ci stanno sommergendo. 

L’economia circolare ci dice di conseguenza che occorre riciclare i rifiuti in modo da riutilizzarli come materie prime, limitando così il consumo delle risorse naturali rimaste.  

Vista la situazione ambientale e climatica che stiamo vivendo, produrre meno rifiuti e riciclare quelli che si producono diventa fondamentale. 

Fino a poco tempo fa da noi in Italia, i rifiuti prodotti sono stati riciclati, in buona parte, solo sulla carta. Ci sono volute le condanne della Corte Europea di Giustizia per superare tutte le furbizie della gestione dei rifiuti made in Italy. E quando il nostro paese, di fronte alle ripetute condanne della Corte di Giustizia ha dovuto rinunciare agli espedienti fino a quel momento messi in campo, dava prova della inesauribile fantasia italica eliminandoli con incendi liberatori, sversamenti in mare, costruendo montagne di rifiuti ricoperti di terra, confinandoli in capannoni, spedendoli in altre nazioni. E ciò accadeva ieri e pare continui ad accadere anche oggi, ma, sulla carta, questi rifiuti figurano come riciclati in nome dell’economia circolare. Però di questo nessuno quasi ne parla. 

Poi accade che ci si svegli e si cominci a pensare di fare sul serio perché l’economia circolare è una cosa seria. E allora si punta sulla raccolta differenziata e il riciclo vero dei rifiuti inquinanti come la plastica, la carte, il vetro, il cartone, il ferro, etc. Ma per fare ciò occorrono investimenti e quindi impianti di selezione che differenzino i rifiuti per poterli inviare al diverso riciclo e quindi al riutilizzo e, quindi, alla costruzione di nuovi utili manufatti necessari alla vita di tutti i giorni. 

Però poi succede l’incredibile, come ciò che sta accadendo nella Regione Basilicata e precisamente nel comune di Latronico dove l’amministrazione comunale ha autorizzato, in un’area artigianale, la costruzione di un impianto di selezione che attiva l’economia circolare recuperando il ferro, la plastica, la carta, il vetro, il cartone, le pile, e i farmaci. C’è però un’associazione ambientalista locale che si oppone alla costruzione di questo impianto e per questo ha organizzato manifestazioni popolari contro tale iniziativa .

Ho appreso di questo incredibile fatto ascoltando qualche giorno fa la trasmissione di una radio locale nella quale si dava la parola al prof. Giuseppe Amodeo, persona che conosco da molti anni. Amodeo interveniva in quella trasmissione nella sua qualità di presidente di un’ associazione ambientale, l’Associazione VOLA Volontari Per L’ambiente, delegazione Regione Basilicata. 

In un primo momento mi era sembrata condivisibile la sua denuncia radiofonica che era riferita ad una “discarica” di rifiuti intercomunale che si stava per costruire in un’area artigianale nella frazione Agromonte del comune di Latronico. Con l’enfasi che lo ha sempre contraddistinto, il prof. Amodeo denunciava via radio e con post su facebook, le presunte malefatte che secondo lui si potrebbero celare dietro quella operazione che potrebbe coinvolgere, a suo dire, autorità del luogo e della regione oltre a vari tecnici. 

Ovviamente come dargli torto, chi vorrebbe una discarica intercomunale in un’area artigianale costruita per ospitare attività produttive che oggi devono essere tutte compatibili con l’ambiente? 

Nel mentre Peppino Amodeo parlava, chiedeva di intervenire il sindaco del comune di Latronico chiamato in causa dal turbinio di parole uscite dalla bocca di Amodeo. Il Sindaco di Latronico precisava immediatamente che non si trattava assolutamente di una discarica ma di un impianto di selezione dei rifiuti la cui costruzione è stata autorizzata dietro parere positivo degli enti preposti. Non di una discarica di rifiuti quindi, ma di un impianto tecnologico in grado di selezionare i diversi tipi di plastica esistenti, le diverse, per consistenza, carte e cartoni, etc. Operazione di preselezione che precede l’imballaggio e la successiva spedizione verso gli impianti di riciclaggio. Dopo tale intervento non ho capito perché il rappresentante dell’associazione Vola non abbia preso atto positivamente di tale precisazione. Non di una discarica di rifiuti  ma di un impianto che selezionando i rifiuti evita o riduce le discariche, quindi l’esatto opposto di quanto denunciava il prof Amodeo. 

In Italia le maggiori associazioni ambientaliste hanno spinto perché si attivassero politiche e quindi procedure che spingessero verso l’economia circolare che per i rifiuti si può realizzare solo se ci sono, a monte del processo del recupero dei rifiuti, impianti di preselezione come quello autorizzato dal comune di Latronico. 

Perché allora l’associazione ambientalista Vola si oppone alla costruzione di questo impianto e anche con tanta insistenza?  

Vorrei ricordare che in un’economia circolare i materiali in gioco sono di due tipi: quelli biologici.. e quelli tecnici, che devono essere rivalorizzati  perché le risorse naturali e ambientali non sono infinite e quindi c’è la necessità di mantenere il più a lungo possibile il valore e la durata dei prodotti e dei materiali con cui sono fatti. Per questo occorre procedere al recupero dei materiali attraverso una corretta differenziazione dei rifiuti per favorire la sostituzione delle materie prime vergini con materiali provenienti da filiere di recupero che ne conservino le qualità. 

L’impianto in costruzione a Latronico è a carico della ditta AGECO che di fatto realizza un impianto simile a quello in funzione da anni nell’area industriale di Tito. Cio’ che si sta realizzando a Latronico è in linea con la proposta unitaria sottoscritta a livello nazionale da Confindustria, Legacoop, Confcoperative, CGIL, SISL e UIL per modernizzare la gestione dei rifiuti. Tale documento è parte della proposta fatta al Governo italiano dalle forze produttive e dai rappresentanti dei lavoratori per il rilancio dell’economia; “dai rifiuti un contributo all’economia circolare”, un documento unitario che condivide analisi e proposte e mette insieme le idee delle imprese e dei lavoratori. 

La realtà è che in Italia mancano impianti, soprattutto nel Sud. Per sopperire a questa arretratezza servono nuove norme  e un contestuale robusto piano di investimenti nel settore dei rifiuti, puntando ad usare anche le risorse europee stanziate per gli obiettivi dell’economia circolare. 

Nuove norme e nuovi investimenti che devono consentire al sistema Paese di raggiungere gli obiettivi ambientali (più riciclo e meno discarica)  che possano generare contestualmente  valore aggiunto, ricchezza e posti di lavoro stabili e qualificati. Investimenti ed innovazione dunque per un settore centrale nelle politiche green. Vorrei ricordare che L’economia Circolare è indicata come un pilastro del Green Deal a livello europeo. Quindi azioni concrete in un comune, Latronico, di  una regione del sud Italia, la Basilicata, dove si realizzano politiche industriali che vanno nella direzione dell’economia circolare vanno sostenute e portate ad esempio.