CON PONTE PIETRA DELL’OGLIO SPERIMENTATO IL CALCESTRUZZO DEI ROMANI

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di Franco Cacciatore

Ponte Pietra dell’Oglio in territorio di Aquilonia in Campania corre sul fiume Ofanto portandosi in Basilicata nel complesso vulcanico del Vulture, in territorio di Melfi, dove lambisce la località Monte  Crugname, legata all’eremitaggio di San Guglielmo da Vercelli nel 1100.  La sua importanza quale parte integrante nel percorso della Via Appia. A mostrarlo, senza tema di smentite, la struttura in pietra di certissima età Romana, a differenza di ponte Santa Venere, che non lo è. La sua tecnica di costruzione contribuisce alla conoscenza dell’ingegneria dei ponti Romani. Identità già rilevata nel 1889 dal grande viaggiatore Lenormant e che ha trovato conferma di recente, nello  studio di Ugo Chiocchini già Ordinario di Geologia all’Università della Tuscia e che ha operato presso il Servizio Geologico d’Italia. Il ponte di particolare imponenza originariamente a quattro arcate, ha la larghezza di m. 3,37, adeguata alla “Regina Viarum”, per la percorrenza dei carri che misuravano circa m. 1,30 in doppio senso. La costruzione databile al II secolo a.C., nonostante i dissesti e i terremoti, come quello del 1980, sia pur con i necessari interventi, è ancora in piedi con la sua originaria struttura.

Ponte Pietra dell’Oglio è da ritenere uno dei primi di fabbricazione Romana, studiato a partire dal luogo di ubicazione, il più idoneo per stabilità e sicurezza, per la presenza di arenarie molto combatte e di particolare solidità. In quell’area soprattutto elementi naturali per la formazione di quel calcestruzzo usato dai Romani, che ha sfidato i secoli. Ed oggi attuali studi sono proprio mirati al riutilizzo di quella malta. Le ricerche in atto dalle scientifiche all’elettronica computerizzata mostrano che le componenti alla sua formazione tutti presenti, e nella sostanza migliore, nel territorio circostante il ponte. E questo porterebbe a credere che i Romani avrebbero utilizzato e sperimentato per la prima volta questo speciale calcestruzzo proprio nella costruzione del ponte Pietra del’Oglio.

Le sostanze utilizzate, la sabbia alluvionale e la calce prodotta dal travertino estratto nel luogo. I due elementi fondendosi producono una malta che alla preponderanza della calce, sul 60%, unisce quarzo e feldespato, elemento assimilabile alle rocce minerarie. La risultanza un prodotto abbastanza simile al cemento, anche nel colore, ma di una durezza e compattezza particolare che si consolida nel tempo.

A completare in ponte Pietra dell’Oglio la tipicità propria della tecnica dei Romani, unito al particolare opus caementicium, l’uso nella costruzione di pietre disuguali, opus incertum e quelle regolari, opus quadratum, illustrato da Vitruvio, architetto del I secolo a.C.,  in sua opera. Al  tragitto della Via Appia che percorre il territorio in senso orizzontale, si unisce in senso verticale   l’Erculea, segnalata a Melfi da cippo in Via Bagno, che si svolgeva in contrada Macera.

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