Comunque vada, Conte ed i cinque stelle hanno vinto la battaglia delle autostrade, che non era nelle intenzioni una battaglia contro Benetton, ma contro un sistema che più inquinato non poteva essere e che è stato alimentato per decenni dall’interesse congiunto della politica e delle imprese a privatizzare risorse pubbliche. Non erano in discussioni le finalità, né il ruolo gestionale della impresa privata, ma il modo di fare gli accordi, tutto sbilanciato sulla convenienza privata, generosamente tutelato da uno Stato che doveva stare dall’altro lato della sedia e si è seduto al fianco del cliente per suggerirgli nell’orecchio le cose giuste. Non è la battaglia ingenti, così preziosi e con tanti nastrini che gli hanno persino risparmiato di cacciare i soldi, portando il pacchetto direttamente in banca per farsi anticipare i quattrini che servivano per pagare il contraente. E si fosse limitato lo Stato solo ad essere generoso nella partenza dell’affare, sarebbe stato un danno lieve. Non solo lo ha aiutato ma non è nemmeno passato alla cassa per avere quello che gli toccava, in termini di ruolo, di vigilanza, di controllo, di manutenzione. E così si è arrivati allo scandalo di ponti che crollano, di gallerie che chiudono di gran parte della viabilità autostradale interrotta da continui scambi di carreggiata per interminabili lavori dati spesso in appalto e in subappalto, al punto che ogni tanto gli operai si dileguano in attesa di essere pagati. Un meccanismo perverso rispetto al quale non sembra ci sia stata una sufficiente autocritica e che rischia di essere coperta da una soluzione che accontenta tutti, chi cercava un risultato politico e chi cercava di proteggere i soldi guadagnati. E questo meccanismo nessuno lo ha seriamente messo in discussione, pur sapendo che esso non è anomalo né isolato, ma si è esteso in maniera esponenziale a tutti i livelli di governo, nazionale e locale. Esempi ce ne sono a bizzeffe. E potremmo avvicinarci anche ad esempi nostrani, come quel Cimitero Nuovo di Potenza che tanto ha colpito in negativo l’immaginario collettivo, presentandosi inospitale per i visitatori, sfruttato negli spazi come un magazzino di Amazon, con regole che hanno limitato la libertà di fruire del vecchio cimitero se non in condizioni eccezionali, con cappelle che solo definirle tali è offensivo, anguste fino a far venire la claustrofobia ai morti. Come aggiustare queste distorsioni. Non se ne parla e nessuno interviene. Rocco Rosa
CONCESSIONI, SI CHIUDE LO SCANDALO E SI SALVA IL “SISTEMA”
