La Terza Commissione, presidente Quarto, ha esaminato la delibera di Giunta regionale relativa al l’adozione delle direttive attuative dei Contratti di sviluppo a valenza regionale (Art.15 della Legge regionale n.20/2012 e s.m.i).Dopo l’audizione del presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo, che ha sollecitato l’organismo consiliare ad approvare quanto prima il provvedimento, e il dibattito al quale hanno partecipato i consiglieri Acito, Sileo, Braia e Cifarelli, l’organismo consiliare ha deciso di approfondire la questione programmando l’audizione dell’assessore al ramo per la prossima seduta. Le direttive hanno lo scopo di definire le procedure attuative per la selezione di interventi finalizzati al rafforzamento delle imprese esistenti e alla creazione di nuove iniziative imprenditoriali nel territorio lucano attraverso lo strumento dei Contratti di sviluppo regionale. L’obiettivo dello strumento è finalizzato, tra l’altro, ad aumentare il livello di competitività e la sostenibilità ambientale delle imprese attraverso la ristrutturazione delle loro attività e la riconversione produttiva nell’ambito dell’economia circolare e la transizione ecologica; attrarre nuove attività che impiantino i loro siti produttivi sul territorio regionale, nelle zone economiche speciali (aree Zes); recuperare siti industriali o artigianali dismessi per effetto della cessazione o dell’esaurimento delle attività produttive che vi erano state allocate attraverso l’avvio e l’insediamento di nuove attività, anche in comparti o segmenti diversi per vocazione di business. I contratti di sviluppo possono essere proposti da imprese di piccole, medie e grandi dimensioni ovvero consorzi di imprese e società consortili e da imprese aderenti o che si impegnino ad aderire a un contratto di rete per la realizzazione dello scopo comune. Le proposte di Contratto di sviluppo regionale possono avere ad oggetto un programma di sviluppo industriale, turistico o commerciale. Il contratto candidato dovrà essere complessivamente di importo non inferiore a 3 milioni di euro. Il contributo concedibile, a prescindere dalla forma di aiuto, non potrà essere complessivamente superiore a 5 milioni di euro di cui massimo 700 mila euro per il progetto di ricerca, ove previsto.
