by ROCCO ROSA

Non è la prima volta che nel tentativo di migliorare le cose, le si peggiora. E’ il modo stesso di decidere o di legiferare che ti porta a superare gli scogli visibili, facendoti arenare su quelli che non si vedono. Il programma di cittadinanza solidale, ne è un esempio e ne voglio parlare per rendere un commosso omaggio ad una persona che ci credeva, che si è speso e che è stato, fino a quando il destino non ha deciso diversamente togliendolo all’affetto della sua famiglia, uno tra i migliori dirigenti regionali che io abbia mai conosciuto, lavoratore instancabile, sempre disponibile, sempre attento a valorizzare le persone che avevano peso. Se prendessero l’abitudine anche nei corridoi degli uffici di testimoniare che lì è passato un signor dirigente, la prima targa dovrebbe essere intestata a lui. La Basilicata cominciò a parlare di solidarietà sociale in maniera  organica sin dal 2005 quando stava uscendo dal cosiddetto Obbiettivo 1, era  un modello di sviluppo che prevedeva la coesione ed il contrasto alla povertà. La cittadinanza solidale era fondata su un contratto di coproduzione del reddito che avrebbe  impegnato istituzioni e  beneficiari,sarebbe stata una mobilitazione di “ rete”,avrebbe  abbracciato autonomie locali, strutture pubbliche e soggetti dell’economia sociale. Il tentativo era quello di determinare il distacco dal welfare precario e distorsivo proprio meridionale e dalle relazioni fatte con il “cappello in mano”. Era un programma fatto di politiche sociali tanto e che  era affidato al dipartimento fino ad allora definito della  “Sanità” e connotò per lo stesso un salto di qualità includendo in esso uno scenario più ampio di “politica della persona”e fu affiancato  dai POIS-Piani di Offerta Integrata di Servizi- che erano interventi materiali e sociali distribuiti sul territorio e finanziati dalla programmazione europea- 2007/2013- Quando il programma cessò la sua valenza vi fu un riconoscimento nazionale per la Regione Basilicata unitamente  alla Provincia di Bolzano; vi fu una fase di accompagnamento al Copes che era un programma più strutturato e si avvaleva della esperienza maturata con la Cittadinanza Solidale. Quel patrimonio, oggi, sembra andato perduto  perché si è spostato il focus non sulle situazioni di indigenza e sul conseguente tentativo di reinserire lavorativamente le persone all’interno del nucleo che potessero trovare lavoro, ma su una sorta di reddito d’inserimento che spostava l’attenzione più sui lavoratori che avevano esaurito ogni forma di ausilio pubblico anziché sulla famiglia e sulle possibilità di attivare per essa una forma di accompagnamento a migliorare la situazione complessiva. Ne è scaturito un sovvertimento della platea assistibile, con nuovi oneri di formazione ai Comuni , un po’ di confusione e qualche disattenzione che ha portato alla sostanziale cessazione di una esperienza estremamente positiva. Si sa che spesso la ricerca del meglio vanifica il buono .