di ROCCO PESARINI

 

 

 

Oltre 40 morti. Un ponte crollato. Una città divisa a metà.

Questa la tragedia del Ponte Morandi in pillole.

Ma se invece poi scavo più a fondo; se vado oltre l’umana pietà per i poveri morti e accantono per un attimo la solidarietà per il dolore straziante dei loro cari; se vado oltre lo sdegno per il selfie di Salvini al funerale o la rabbia che qualunque italiano sta provando in questi giorni; se vado anche oltre l’ammorbante timore che mi percorre e che ci percorre ormai ogni volta che attraversiamo un ponte o un viadotto; se vado oltre tutto questo, da cittadino, da italiano, cosa diavolo esattamente mi rimane?

Non so a voi ma a me rimane solo un gran vuoto, un dubbio che invece di placarsi si alimenta minuto per minuto, ora per ora, giorno per giorno.

Leggo articoli di giornale, commento post su facebook, mi confronto con i pareri della gente ma la domanda, quell’odiosa domanda non mi lascia in pace, non mi fa quasi respirare e impietosamente non mi dà tregua.

Leggo le accuse che si scambiano in maniera sempre più vemente i politici o le classi politiche che si sono succedute al governo di questa nazione: “E’ colpa vostra che avete voluto privatizzare! No siete voi ad essere a libro paga di Benetton e soci! Fate schifo per i selfie fatti al funerale di Genova! La gente ci ha applaudito mentre a voi ha riservato solo fischi!”

Leggo analisi tecniche sui motivi della sciagura, mi faccio un’opinione raffazzonata delle possibili cause o concause che hanno potuto uccidere quelle povere persone.

Leggo di possibili revoche di concessioni e di contro – pareri legali (non so quanto interessati o di parte) sull’impossibilità di tali revoche.

Leggo, leggo, leggo…

Ma il dubbio, quel dubbio cresce e cresce sempre di più.

Sembra che abbiate tutti ragione e tutti torto.

Ma se avete tutti ragione e, al contempo tutti torto, chi di voi sta dicendo la Verità?

Di chi posso, di chi possiamo fidarci?

Da cittadini italiani in chi possiamo riporre la nostra fiducia se siete tutti innocenti ma tutti colpevoli?

Magistratura, indagini, commissioni parlamentari di inchiesta, revoche, pareri legali, Consob, Borsa, azionisti, dividendi…

Provo a immaginare i volti sgomenti di chi a Genova ci ha lasciato la pelle e, dopo una morte così orrenda, mi  domando se qualcuno renderà loro vera, reale, effettiva giustizia.

E mentre scrivo, mentre ripenso a quel ponte, il Dubbio cresce.

E allora ecco cosa rimane (ancora una volta, per l’ennesima volta) di oltre 40 morti, di un ponte crollato e di una città divisa a metà: il Dubbio.