FRANCO CACCIATORE
di Franco Cacciatore
Il Vescovo di Melfi Alberto Costa che nel relazionare, il 14 settembre del 1919, su Padre Pio aveva scritto di trovarsi dinnanzi ad un Santo, conferma questo suo giudizio sul frate di Pietrelcina in due lettere inviate al Cardinale di Milano, Andrea Carlo Ferrari, rinvenute nel suo carteggio nell’archivio della diocesi lombarda.
Le lettere del Vescovo Costa
La prima lettera parte da Melfi il 6 novembre 1919. Il Cardinale Ferrari è gravemente ammalato e Costa nel rattristarsi gli illustra la figura di Padre Pio, con il quale il conversare è stato “con un’anima privilegiata da Dio, confidente in Dio, in una parola Santa”. E prosegue nel dire delle sue doti eccezionali, dei pellegrinaggi, delle stimmate sulle quali “ho potuto imprimere caldi baci” ed anche di autorevoli pareri.
Chiude augurando al cardinale ogni bene e la “viva speranza di poter accompagnare quanto prima Emin.za V.a a ringraziare di persona Padre Pio della grazia che Le otterrà dal Signore”.
Certamente una documentazione che conferma quanto Costa sia riuscito ad entrare in sintonia con il vivere di Padre Pio, di esaminarlo nel suo intimo, tanto da essere in un lontano 1919, certo della sua santità. A seguire intensa e affettuosa corrispondenza intercorsa con il frate di Pietrelcina.
Corrispondenza di Padre Pio
In questa ultima parte qualcosa che ha davvero dell’eccezionale. La corrispondenza di Padre Pio indirizzata al Vescovo di Melfi, Costa. Le missive scritte con una grafia quanto mai minuscola, vanno dal 2019 al 2023 e sono tutte spedite dal Convento di S. Giovanni Rotondo. Rintracciate nell’archivio della Curia Vescovile di Lecce, sono il segno di quanto Costa teneva a queste lettere da portarsele dietro. Brevi messaggi augurali datati 9.8.1919 e 19.11.1923, il primo forse per l’anniversario dell’ordinazione sacerdotale, l’altro per il suo onomastico. Lettere di varie paginette. In quella del 23.10.1919 al “ Mio carissimo Monsignore”, la speranza di poter godere un giorno assieme la gloria dei Santi. Di largo interesse la lettera dell’8.6.1023, con la quale Padre Pio assicura che le sue preghiere si uniranno a quelle della famiglia Musto di Melfi affinché il loro congiunto Aurelio “deponga il suo triste proposito”. Forse di suicidarsi. Si domanda poi “Quando ci rivedremo?”, augurandosi che possa avvenire al più presto. E, difatti, si rivedranno e più volte.
E chiude: “Prostrato ai piedi vostri, bacio con amore e rispetto il sacro anello, richiedendo la santa benedizione e l’aiuto della vostre preghiere. Vostro dev.mo servo P. Pio Capp”. A noi oggi suona inconsueto e strano questo chiedere da parte di Padre Pio benedizione e preghiere, questo dichiararsi servo del prelato. Certamente una conferma di quanto il Vescovo Costa, precorrendo i tempi, illuminato da una luce che trascende l’umano, fu primo a vedere per il frate di Pietrelcina, avversato negli anni a venire, l’onore degli altari.
