Ho l’impressione che più di qualche ente pubblico si sia adagiato sulle norme restrittive che hanno riguardato il contrasto al Covid, per tutto quello che riguarda la regolamentazione degli afflussi, quasi che quel sistema di diradare la gente, di vietarne l’accesso o di centellinarne l’ingresso sia diventato comodo per chi sta dentro , alla faccia di chi chi sta fuori. Qualcuno deve pur spiegare perchè settantamila persone possono stare tutti insieme, affastellati a sentire I Manesquin in quel di Roma, oppure possono andare allo stadio e in palestra, e un cittadino di Potenza,  per entrare all’agenzia delle Entrate , a onorare un avviso di pagamento, debba vedersi ricacciato indietro, così che deve tornare a casa, mettersi a computer e ,dopo tanti giri di mouse, fare una prenotazione on line, per vedersi dare un appuntamento, in un ufficio, quello di viale del basento, dove prima della pandemia c’erano sempre cinque sportelli occupatissimi e adesso si sono ridotti a due, grazie al fatto che possono disciplinare  l’afflusso in tutte le ore della giornata, magari verso le 12,30 in una giornata nella quale si registrano 36 gradi  e uno e’ costretto ad uscire di casa . E tutti partono dall’idea,molto comoda, che ormai siamo un popolo tecnologico, che i settantenni sanno utilizzare un computer, che è uno scherzo prendere un appuntamento on line. Insomma l’utente cittadino si deve arrangiare, ma gli impiegati vivono meglio, senza affanni e senza ressa. Conseguenze ben peggiori questo atteggiamento le riserva ai poveri ammalati negli ospedali. Da quei tragici giorni, nei quali oggettivamente, c’era da tenere sotto controllo il virus evitando che visitatori o parenti potessero contagiare le persone ammalate, in molti reparti, non tutti per fortuna, le regole non sono cambiate. Così che, per chi deve visitare un ammalato, non basta proteggersi con la mascherina, non basta portare un attestato di vaccinazione, se richiesto:  non si può entrare e basta. Uno si chiede perchè a livello nazionale hanno disciplinato l’ingresso dei parenti nelle RSA e non si degnano di dare disposizioni precise in ordine ad  un analogo ingresso, controllato e ridotto all’essenziale  , in un ospedale ,lì dove bambini ed anziani hanno lo stesso assoluto bisogno di una voce familiare vicina. Eppure Il Senato ha approvato un emendamento che di fatto consente e autorizza l’accesso dei parenti nelle diverse strutture ospedaliere. Secondo quella norma, si può entrare a far visita, per max 45 minuti, solo con ciclo vaccinale completo (quindi aver ricevuto le tre dosi) senza l’obbligo del tampone, oppure se guariti dal Covid e aver completato il ciclo vaccinale primario (due dosi) con l’esito di un tampone negativo. Ebbene la si applichi!  Che cosa si aspetta, non dico a tornare esattamente come prima della pandemia, ma a prendere l’iniziativa di consentire l’entrata di un visitatore per ammalato, ovviamente nei reparti in cui le visite prima erano ammesse?. C’è insomma la sensazione che con la scusa del Covid, molti uffici si sono concessi un tipo di lavoro meno frenetico, più tranquillo e più solitario e che la gente di fuori semplicemente deve sopportare queste nuove angherie. Eppure si continua a cianciare di umanizzazione dei servizi, di rispetto dei cittadini, di funzionalità degli uffici. Gli utenti notano solo i passi indietro che si sono fatti in questi due anni. C’è qualcuno che voglia porsi il problema? Rocco Rosa