Lidia Lavecchia

La situazione dello stabilimento Stellantis di Melfi, in Basilicata, si fa sempre più preoccupante. I dati finanziari del gruppo a livello globale parlano chiaro: nel primo semestre del 2025 i ricavi sono calati del 12%, con perdite per oltre 2,3 miliardi di euro e una flessione delle consegne del 6% solo nel trimestre aprile–giugno.

A Melfi, polo industriale strategico per l’intera economia lucana, si continuano a registrare fermi produttivi, l’ultimo dei quali riguarda i reparti montaggio e plastica, bloccati oggi per otto ore a causa della carenza di componenti. Si tratta di interruzioni ormai cicliche, che minano la continuità della produzione e colpiscono duramente i lavoratori, costretti a fare i conti con un uso estensivo della cassa integrazione e con un clima generale di forte incertezza.

A lanciare l’allarme è il Senatore Mario Turco, Vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che ha presentato una interrogazione parlamentare urgente al Governo chiedendo risposte concrete e immediate sulla sorte dello stabilimento lucano: “Questi continui stop alla produzione – ha dichiarato Turco – aggravano la precarietà dei lavoratori e mettono a rischio l’intera filiera dell’automotive. A farne le spese è una regione come la Basilicata, che ha investito risorse, territorio e competenze in un progetto industriale oggi minacciato. Il Governo ha il dovere di rompere il silenzio: vogliamo sapere se è stato aperto un tavolo permanente con Stellantis, quali misure si intendano adottare per garantire l’approvvigionamento dei materiali e la piena operatività dei plant italiani, e che tipo di tutela si prevede per migliaia di lavoratori, non solo diretti, ma anche dell’indotto”.

La questione non è solo economica, ma sociale e territoriale. Il polo di Melfi rappresenta uno degli ultimi baluardi produttivi della Basilicata, una regione storicamente a rischio di spopolamento e marginalizzazione. Le continue interruzioni e l’assenza di un piano industriale solido stanno già generando ricadute negative su centinaia di imprese dell’indotto, che denunciano ritardi nei pagamenti, blocco delle commesse e difficoltà a mantenere l’occupazione. “Il governo – ha aggiunto Turco – continua a inseguire una strategia europea dell’automotive che penalizza il nostro tessuto industriale. Le risorse vanno destinate alla riconversione produttiva, all’innovazione, non alla militarizzazione dell’economia. Serve un vero piano per l’industria civile. Il Ministro Urso ha dimostrato inadeguatezza su tutti i principali dossier industriali. È ora che la premier Meloni se ne assuma la responsabilità e dia una svolta, prima che sia troppo tardi”.

Nel frattempo, le famiglie dei lavoratori di Melfi vivono nell’incertezza, senza garanzie sul futuro occupazionale e in un clima di sfiducia. La Basilicata rischia di perdere un patrimonio industriale che per decenni ha rappresentato un motore di sviluppo e di modernizzazione, non solo per la regione, ma per tutto il Mezzogiorno.

Una possibile soluzione potrebbe essere l’attivazione immediata di un tavolo interministeriale con la partecipazione di Stellantis, sindacati, rappresentanti territoriali e associazioni d’impresa, per costruire una strategia di rilancio industriale, con un focus specifico sulla transizione ecologica dell’automotive e sulla valorizzazione del lavoro locale.