Cronache di carta – Auguri di Buona Pasqua. Auguri di rinascita nella pace, con Rocco Scotellaro e Gina Labriola
Lorenza Colicigno
Gli auguri di Buona Pasqua ormai da giorni invadono i social media con una rinnovata energia, segno di un bisogno di rinascita della realtà contemporanea, sempre più dentro la violenza del vivere quotidiano, in particolare quando essa assume la forma devastante della guerra. Scambiarsi gli auguri diventa oggi più che mai promessa di un abbraccio che riconduca ognuno, ognuna di noi alla pace.
Gli auguri di Buona Pasqua sono anche un ripescare nella memoria comune il senso di tradizioni rivissute ogni volta con sensi nuovi, dettati dai contesti e dalle circostanze diverse in cui si vive. La poesia ce ne restituisce i volti diversi, in una sintesi che è insieme memoria e simbolo, tempo ed eternità. Attraverso la poesia, le tradizioni comuni trovano parole diverse e sempre nuove e sempre profonde per rinnovarsi e radicarsi ad un tempo.
La poesia ha incluso nel suo universo di segni dentro e oltre il tempo tradizioni e memorie comuni, riti dimenticati e altri profondamente radicati. Scambiarci poesie che ci parlano della Pasqua in tempi diversi, con linguaggi diversi, con visioni diverse del mondo e della fede, sono, dunque, il modo migliore di augurare a tutti noi che questo mondo difficile e tormentato si risvegli ai valori della pace, che risorga con il Cristo in un mondo più giusto.
Rocco Scotellaro
Rocco Scotellaro (Tricarico, 19 aprile 1923 – Portici, 15 dicembre 1953), in una lontana Pasqua del 1947, partecipa al rito della Resurrezione attraverso l’epifania del padre “di là dai pini”, in un abbraccio che affratella, che include , insieme alla madre dolente, tutti i ciabattini e tutti i servi ammessi ai tavoli dei padroni nel giorno di festa.
In questo sole acceso sui torrenti
il bosco ci scintilla di primule e viole
e il vento ora fa suono tra le fronde
ora i pastori risoffiano le zampogne.
Oh quest’oggi gli uomini redenti
(c’è un treppiedi ricolmo
di tutti i cibi mancati dell’inverno)
ecco sanno baciarsi nelle strade
e di lontano riconoscersi fratelli.
Tu babbo di là dai pini che mi dici?
Non posso più baciarti la mano del sangue
né chiederti bene ginocchioni
ed averne due soldi nella giubba.
La bacio ai tuoi compagni ciabattini
ché so che sei contento .
Bevo oggi con loro che non hanno
vino, bastevole per dissetarsi.
E così vedo che risusciti anche te
con tutti i morti della terra
nel pianto della mamma
avanti il fumo del primo piatto.
E sento il dolore della miseria
dei servi ammessi ai tavoli
nelle case dei padroni, oggi.
Gina Labriola
Gina Labriola (Chiaromonte, 1931 – Aubagne, 2 aprile 2011), dalla lontana Persia (dal 1935 Iran) ci invia questa lettura tutta intima della Pasqua, lei così lontana dalla sua Chiaromonte, in riti, così diversi e comuni ad un tempo, legati alla rinascita della natura e dell’umanità, scopre l’anima profonda di due popoli nella comune esigenza di rinascita, radice comune della ritualità della Pasqua e della Primavera.
Now – Ruz (Nuovo giorno)
I miei sterili amori
son germogliati al buio
da un nulla d’acqua
d’un desiderio antico;
radici bianche in piatti di creta.
intrecciate in un unico
indissolubile presente,
non daranno pani
né domani
ma solo fili d’erba verde
legati col nastro rosso
di tutti i miei poemi
e il cuore di un garofano
nel mezzo.
Tra candelabro e specchi
i pesci rossi e le monete d’oro
il sir somakh serkheh
e tutte le sette esse
della buona sorte,
non avranno vita né morte
i miei amori intrecciati
in questa sterile e bianca fedeltà
stretta in un piatto di creta:
tutti li trascinerà via con me
l’acqua del Sisdeh,
tredici giorni dopo la festa …
Auguri di Buona Pasqua. Auguri di rinascita nella pace!
