Cronache di carta – Viaggio nell’universo della scrittura – Novella Capoluongo Pinto racconta le storie sconosciute o, forse, dimenticate di quindici donne lucane e non solo.
Lorenza Colicigno
In Storie sconosciute o, forse, dimenticate (UniVersoSud edizioni 2024) Novella Capoluongo Pinto ci propone quindici ritratti di donne lucane e non solo, sconosciute o dimenticate, ma che in lei hanno lasciato segni profondi, degni d’essere comunicati per i messaggi positivi che portano.
Ognuna di noi ha avuto più madri nella propria vita oltre alla madre biologica, quella rassicurante della casa e degli affetti tanto naturali da apparire a volte addirittura superflui o ingombranti, soprattutto nell’adolescenza. Ci sono, infatti, le madri elettive, quelle che incontriamo durante il nostro percorso di vita, oppure nei nostri studi, nelle nostre letture, comunque tali da lasciare segni indelebili nella costruzione della nostra identità.
Di queste madri ci parla Novella, quando scrive, citando Simone de Beauvior:“Essere donna non è un dato naturale, ma il risultato di una storia. Non c’è un destino biologico e psicologico che definisce la donna in quanto tale. Tale destino è la conseguenza della storia della civiltà, e per ogni donna la storia della sua vita.”. Essere e sentirsi parte di una storia in cui trovi spazio la storia della propria vita e delle altre che abbiamo incontrato, implica il riconoscere il valore paradigmatico di esistenze rese marginali dalla normalità o dalla perifericità, implica estrarne quella “cifra” che rende ogni vita di donna diversa nella sua autenticità, ma pur sempre convergente in una visione del mondo in cui il prendersi cura tende a saldarsi con scelte di libertà, mentre il riconoscersi nell’altro/a include la comprensione ed evita il giudizio.
Nel prologo del libro si legge: Preservo / dalla dimenticanza / brandelli di storie / […].
Sono storie di donne, quelle che ci racconta Novella, a volte più compiute, anche ricche di particolari conservati nella sua memoria di bambina e di adulta, o ricevuti dalle relazioni parentali, altre volte sono davvero brandelli di storie, ma ricuciti con amore, recuperati dalle strade e dalle piazze delle città in cui sono vissute e in cui la loro memoria non si è ancora del tutto spenta. Le famiglie, come i gruppi sociali cui queste donne appartengono, sono rappresentate in tutte le loro contraddizioni, dall’accoglienza senza condizioni al rifiuto, fino all’espulsione di quante non rispettino i codici stabiliti dalle tradizioni patriarcali, basati su pregiudizi così radicati da cancellare ogni segno di umana comprensione. Lezioni importanti per Novella, che così conclude la storia di Caniamaria: “E devo a lei ciò che sono: una persona che, a tutto, antepone la pietà umana.”.
Tra poesia e narrazione, dunque, emergono i profili, per altro quasi tutti corredati di “medaglioni” che ne restituiscono le fattezze, e soprattutto lo sguardo, di Ginevra Ferrari Vittori , Bianca Ferrari Barilli, Lucia Rossi Barra, Caniamaria, Maria De Cristofori, Teresa Crisci Cantisani, Elisa Quercia Massimo, Wanda Capotondi, Maria Mastronardi, Nora Curzi, Marcella Fogliani, Eleonora Fadda, Rosaria Lonigro, Amina Ferrari Capoluogo, la madre cui l’autrice ha dedicato nel 2019 il libro di memorie Storia di Amina , e poi, infine, la stessa Novella, che si racconta “fragile e delicata e, ad un tempo, forte e indomabile.”, ma, soprattutto in conflitto con il suo tempo, come tante altre donne che vogliano lasciarvi un segno di presenza.
Sono storie di dedizione a se stesse e ai propri talenti o a una causa benefica, a una famiglia, benché spesso distratta o addirittura nemica, a un uomo, o troppo fragile o troppo prepotente; sono storie di attese in tempi di guerra, di solitudini e di scelte di annullamento di sé nel silenzio e nella morte, di fede che risarcisce dalla sconfitta del corpo e dell’anima, o, come testimonia l’autrice in una delle sue poesie che affiancano le prose, di ricerca di “parole nuove” che “si nascondono / perché io continui a cercarle.”. Una sfida che riconosco, come donna e come scrittrice, nel tentativo di dare vita a un mondo diverso, più giusto perché in ascolto di tutte le persone che hanno voce e di quelle che vogliono dare voce a chi non ne ha abbastanza forte da farsi udire. Parole nuove per descrivere un mondo meno avaro di affetti, meno violento, meno escludente, più ricco dello sguardo delle donne, le cui storie troppo spesso si chiudono nel silenzio del tempo che quelle parole nuove, perché parole di donna, non riesce a far emergere, o non vuole neppure intercettare.
Non mi resta che confessare la mia inadeguatezza e, per farlo, posso solo scrivere, ma non è facile perché, sotto un cielo che mi ignora, resisto in una terra deserta senza tracce di vita umana, navigando in un tempo sordo e muto, in un immenso spazio di silenzio, assolutamente privo di parole.
Così Novella Capoluongo Pinto conclude il suo ultimo lavoro Storie sconosciute o, forse, dimenticate, sembra quasi una resa, ma conoscendola per quanto ha scritto finora, affermerei che è solo l’incipit di una nuova prova come donna e come scrittrice.
Resisti, Novella, verrà la parola e sarà nuova!
Biografia
Novella Capoluongo Pinto
Nata a Satara (India) nel 1946 in un Campo d’Internamento civile, Insegnante di Scienze motorie in pensione, vive a Potenza dove è Presidente della Universum Basilicata – Associazione Regionale di Arte e Cultura, che ha al suo attivo la pubblicazione di 28 volumi di poesia e racconti dei soci e un catalogo degli Autori Lucani da lei curati. Ha stabilito, per conto della Universum Basilicata, rapporti di partenariato culturale con diversi Comuni Lucani. Cura il Concorso Internazionale di poesia “Universum Basilicata”, la cui cerimonia di premiazione si celebra il 21 marzo per la “Giornata Mondiale della Poesia” indetta dall’Unesco, giunto alla 12.a edizione. Organizza presentazioni di libri e reading poetici per dare ulteriore visibilità alla poesia e ai Poeti soci della Universum. Ha pubblicato sei libri di sue poesie, un romanzo storico-familiare, Storia di Amina e un diario realizzato come romanzo, Ho le vertigini, e, da ultimo, la raccolta di racconti Storie sconosciute o, forse, dimenticate. Nel giugno 2023 ha curato la pubblicazione di Aisthesis, il testamento poetico del grande poeta toscano Stefano Zangheri, suo amico, che ha voluto, prima di morire il 12 settembre 2022, lasciarle in eredità le poesie che lo compongono. Novella Capoluongo Pinto ha vinto concorsi nazionali e internazionali di poesia.
