CRONACHE DI CARTA – VIAGGIO NELL’UNIVERSO DELLA SCRITTURA – UN PERCORSO NELLA STORIA LOCALE: LA CORLETO DI ROCCO D’AMATO

Lorenza Colicigno

La mia Corleto di Rocco D’Amato (dibuono edizioni 2024, con prefazione di Donatella Massaro, Responsabile Cultura del Comune di Corleto Perticara), richiama quanto Cicerone, lontano da noi nel tempo, ma pur sempre una delle personalità imprescindibili quando si riflette sul valore della cultura, afferma: “Nescire autem quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum”. (Epistole a Bruto, XXXIV, 120). Conoscere la storia, dunque, la propria storia per crescere come individuo e come comunità. Pur partendo così da lontano nel percorso a ritroso nel tempo, il senso e il significato di questo lavoro di storia locale lo si può ritrovare nelle riflessioni di anni cruciali del secolo breve, il Novecento, gli anni Settanta, quando irrompono i media e poi i nuovi media, e la storia diventa oggetto di indagine non solo per quanto può insegnare, ma per se stessa, perché il suo profilo cambia, così come cambiano e si moltiplicano i punti di vista di chi scrive e di chi legge, in una proliferazione di prospettive aperte alla società in orizzontale e in verticale.

Hannah Arendt ci svela che la storia ha una sua scena oltre quella ufficiale, che finalmente la storia può essere letta nella prospettiva dei vinti e non solo dei vincitori, di chi sta ai margini e non solo di chi sta al centro della scena.  E’ in questa nova prospettiva che  Margaret Atwood afferma:  C’è la storia, poi c’è la vera storia, poi c’è la storia di come è stata raccontata la storia. Poi c’è quello che lasci fuori dalla storia. Anche questo fa parte della storia. Entra la microstoria nell’ambito della storiografia, a partire dagli anni Settanta del Novecento, per molteplici influenze straniere, come la storia delle mentalità, inaugurata dalla scuola francese delle Annales, gli studi dell’inglese E.P. Thompson, di K. Polanyi e di C. Geertz, l’ottica si sposta sulle periferie, che ovviamente scoprono la loro centralità e la loro essenzialità nella crescita di una  comunità.

Questa premessa per sottolineare il pregio essenziale di questo libro, e cioè l’aver saputo equilibrare il livello dell’esperienza personale che fa da cemento a tutto lo sviluppo tematico e cronologico con quello dell’esperienza comunitaria, Corleto nei suoi riti sociali , i matrimoni e le faste e le gite collettive, le pause al bar in piazza, lo sport, e della collocazione del territorio sulla scena della storia nazionale, storia questa per nulla periferica, se ricordiamo il ruolo di Corleto nella storia dell’unità d’Italia, il contributo di Giacinto Albini  e di Pietro Lacava, entrambi in ruoli diversi nel Governo prodittatoriale, come dice il manifesto che ne ufficializza l’istituzione il 19 agosto 1860: Nicola Mignogna e Giacinto Albini in qualità di prodittatori; Gaetano Cascini, Rocco Brienza, Nicola Maria Magaldi, Giambattista Matera e Pietro Lacava in qualità di segretari.

Va evidenziata la ricchezza della documentazione tecnica proposta da D’Amato, essa dà nuova vita a carte che troppo spesso giacciono inerti in scaffali impolverati di Archivi comunali o provinciali, dando conto dell’impegno di tanti, in primis dell’autore, tra difficoltà  burocratiche, interferenze di ruoli e leggi che cambiano e si sovrappongono. Domina nello scrittore – protagonista -testimone di molti momenti di svolta o potenzialmente tali nella storia di Corleto e di altri Comuni lucani, un desiderio, una passione di fare e di far bene per la propria terra, di fare presto, anche quando ostacoli diversi e insormontabili sembravano opporsi a quella passione.

Predomina comunque una lettura equilibrata, dicevo, soprattutto dei nostri tempi più recenti, di tempi non semplici, equilibrata anche nel trattare situazioni divisive, come quando si parla delle scelte fatte sul petrolio, sui Centri Oli, giudizi dove la misura di un buon lavoro è posta da D’Amato nella “riduzione” del danno.

Che dire del racconto, quasi un diario del viaggio di Zanardelli in Basilicata, tra il 17 e il 30 settembre 1902, viaggio di cui Lacava fu fautore e organizzatore. Che dire delle azioni concrete e positive che ne seguirono  delle speranze, delle vie tracciate e nel tempo forse disperse.

C’è un modello che dovrebbe sempre guidarci, pare volerci dire l’autore, quel 18 agosto 1860, cui seguì l’altrettanto storico 19 agosto 1860 e tutta una serie di eventi che portano all’unità d’Italia. Potenza allora fu al centro della storia, non so quanti lo ricordino nonostante il capoluogo sia città medagliata del Risorgimento e gli eventi rievocativi non siano mancati in occasione del 150esimo in particolare. Momenti eroici che videro uniti i Potentini ai Corletani, ai Montemurresi, ai Moliternesi e tanti altri nell’affrontare un nuovo destino. Davvero allora in Basilicata si fece la storia. Alexandre Dumas racconta di essere stato tra quanti  bloccarono la flotta a Salerno per evitare che sbarcassero forze dirette a fermare la rivoluzione antiborbonica in atto a Potenza. A quell’impresa di resistenza antiborbonica, come ha precisato D’Amato, partecipò lo stesso Pietro Lacava.

Corleto ha avuto il merito di preparare precocemente i tempi della nuova storia e soprattutto ha il merito, che questo libro consacra, di ricordarla con sempre rinnovato entusiasmo, come è accaduto in occasione della celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia, con l’intesa istituzionale Corleto, Moliterno, Montemurro. D’Amato ha peraltro curato la ristampa anastatica del giornale “Il Lucano”, pubblicato in occasione del 50esimo dell’unità d’Italia.

Importante sottolineare la funzione del ricco apparato fotografico, che aggiunge alle parole e alla documentazione tecnica una forza emotiva straordinaria, perché fa entrare nelle vite private di tante famiglie corletane e ci rinvia a momenti ufficiali attraverso i volti di personaggi più o meno noti.

Insomma un libro da leggere per capire meglio la nostra storia, a partire da un centro, Corleto, per aprirsi da un lato ad alcuni eventi della grande storia e dall’altro all’intima storia personale dell’autore. Non la storia di Corleto, dunque, nel suo spessore diacronico, ma la storia di Corleto così come l’ingegnere D’Amato, protagonista – testimone, l’ha vissuta direttamente e intensamente, così si spiega bene il titolo La mia Corleto, da cui si evince che quello di cui D’Amato racconta è il suo luogo privilegiato, il paese, il centro cui la sua vita fa sempre riferimento.

Si conclude il libro con una frase che dovremmo sempre e per sempre ripetere sia come semplici cittadini, sia come funzionari, sia come politici: Con l’impegno di tutti si può fare.

Biografia

Rocco M. D’Amato, nato a Corleto Perticara (Pz) nel 1952, già ingegnere libero professionista dal 1979. Vive ed opera in Basilicata, soprattutto nelle zone della Val d’Agri e del Potentino. Profondo conoscitore di storia e cultura del territorio, impegnato da sempre nel settore delle associazioni di volontariato per valorizzazione e recupero dei centri storici e delle peculiarità territoriali di Basilicata. Professionalmente ha legato il suo nome ad importanti opere strutturali, infrastrutturali e di programmazione territoriale. Ideatore ed attuatore di intese istituzionali intercomunali con sperimentazione di sviluppo sinergico fra opere fisiche, storia e valori culturali.