Credo che oggi la definizione di blogger abbia perso di senso. Siamo tutti piccoli, medi o grandi blogger in un mondo che ormai ci spinge quotidianamente ad esprimerci su tutto quello che passa, dalle grandi questioni nazionali ed internazionali alle più piccole beghe di condominio. Questo benedetto – o maledetto – social ha cambiato le regole della comunicazione di tutti noi, e non mi riferisco solo alle persone fisiche, ma anche alle aziende. Ma procediamo con ordine.
Blogger dicevamo. Lo siamo diventati tutti “a nostra insaputa” o meglio in maniera direttamente proporzionale alle ore che passiamo con lo smartphone(o notebook) in mano, condividendo pezzi della nostra giornata, molti dei nostri pensieri, alcune delle comunicazioni che vogliamo diffondere, l’organizzazione degli eventi che abbiamo organizzato oppure quelli ai quali partecipiamo. Certo c’è anche qualcosa che troviamo poco interessante, tipo quello che pubblica la foto mentre dà da mangiare al gatto, ma in quei casi passiamo avanti con nonchalance, e ci capita, ad esempio, anche di essere informati più o meno in tempo reale su cose che non sapevamo, su eventi a cui vorremmo partecipare o anche semplicemente di farci una risata con quella vignetta che ancora non conoscevamo.
Non ha quasi più senso ormai aprirsi un sito/blog personale, se non per fare riflessioni più ampie che sarebbe inutile pubblicare sul social, facoltà è riservata a quelli un po’ più logorroici, ma la cosa ma non sembra più tanto diffusa come lo era fino a pochi anni fa.
Le aziende pure hanno compreso che la promozione dei propri prodotti va fatta anche sui social. È talmente enorme il numero degli utenti che le aziende non possono affatto prescindere dalla loro presenza anche in questo comparto.
Per il resto il social è un potpourri molto spesso pieno di informazioni confuse e persino anarchiche, non c’è alcuna regolamentazione e tutto viene lasciato all’esclusivo buon senso dell’utente di continuare a vomitare una serie infinita di aggiornamenti – molti dei quali non ci interessano -. Possiamo salvarci soltanto limitando , o meglio selezionando accuratamente i nostri contatti, limitandoci a scegliere le persone delle quali ci interessa davvero quel che hanno da dire. Mi capita spesso di osservarmi intorno e scoprire molti scorrere con il loro pollice dal basso verso l’alto quel minuscolo rettangolo luminoso, ignorando completamente il mondo che gira intorno. Ebbene questa situazione si fa pericolosissima quando questa full immersion la facciamo quando siamo alla guida. Per inviare o rispondere ad un messaggio ci vogliono circa 10 secondi durante i quali il conducente dell’automobile perde di vista un percorso che va dai 200 ai 300 metri, e lì può succedere di tutto. L’uso del cellulare alla guida è la causa di 3 incidenti su 4: un numero francamente impressionante come rivela lo studio che segue. http://www.repubblica.it/cronaca/2016/09/26/news/incidenti_stradali_smartphone-148534210/
Tranne il caso appena specificato, tuttavia, prendo le distanze da quelli che fingono di snobbare questo fenomeno, come se fosse disdicevole l’uso. Credo invece che frequentare il mondo della comunicazione virtuale sia semplicemente come andare a zonzo per una città evitando le strade pericolose e scegliere solamente i percorsi più interessanti . Certamente anche in questo strano mondo accadono cose spiacevoli. E non è quando scopriamo di non fare più parte di una certa lista di amici, ma quando, ad esempio, come in queste ore, leggiamo del Presidente Napolitano che afferma che sul web c’è troppa libertà e che l’articolo 278 del Codice penale parla delle offese all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica. Credo che la cosa migliore, nella maggior parte dei casi, sia di ignorare tali ingiurie, a meno che non contengano elementi di diffamazione accertata punibili come se fossero state fatte nel mondo reale. E adesso scusate ma devo dar da mangiare al gatto. Naturalmente un attimo dopo ne informerò con apposita fotografia la mia lista di amici. Che blogger da strapazzo sarei, altrimenti?
