Non ci voleva la zingara per indovinare il sostanziale disinteresse di partiti, sindacati, stampa e associazioni datoriali rispetto al referendum di domenica prossima. Un mese fa, sotto il titolo “ va avanti tu che a me viene da ridere”, prevedemmo esattamente come sarebbe finita, tra renziani della prima ora, renziani di complemento, finti renziani e amici diversamente renziani, tutti con la mente a cose più immediate e tangibili che non la durata dello sfruttamento dei pozzi in mare. Fuori del Pd, poi il panorama è ancora più sconfortante , con la lega che pensa a vilipendere il capo dello Stato un giorno sì ed un altro pure, con i 5 stelle che quando dovevano emettere il loro acuto sono stati strozzati da un lutto importante, con le regioni del Nord che dovendo tirare la carretta dell’economia non si mettono a fare questioni sulla provenienza del carburante. Arriviamo a ridosso con la maggioranza delle Istituzioni del paese che più che agire per convincere la gente ad andare a votare, fa finta di farlo, e , non fosse stato per il terremoto giudiziario che ha acceso i riflettori su pratiche corruttive intorno al petrolio, o per Emiliano che vuole dare un segnale antagonista a Renzi le possibilità di un successo referendario sarebbero state nulle o quasi. Oggi c’è l’incognita su quanto la vicenda giudiziaria abbia scosso le coscienze degli italiani, ma è da credere che, abituate come sono ad uno scandalo al giorno, non daranno vita ad una forte reazione immunologica. Questo per dire che da lunedì la Basilicata tornerà ad essere sola, con i suoi problemi, con l’immagine deformata che i grandi giornali hanno offerto di lei, con una ulteriormente ridotta capacità di fronteggiare la legge dei numeri. Ecco perché dal primo giorno ho detto che andrò a votare, pur non credendo affatto ad un quesito referendario che non modifica di niente la questione petrolio e che è da annoverarsi all’ennesimo favore che viene fatta alle compagnie petrolifere di continuare a mungere il sottosuolo fin quando c’è una bolla di gas. Andrò a votare per dire che la Basilicata intende porre sul tappeto la vera questione che la riguarda e che dovrebbe riguardare il Paese: come imporre pratiche corrette di estrazione delle riserve fossili, come rendere esigibili il diritto alla salute, quello al lavoro e quello all’informazione, come organizzare i rapporti tra lo Stato ed una Regione che è Speciale senza che la Costituzione lo preveda. E tutto sommato, se si vede in quest’ottica, non si può dar torto a chi, con un atteggiamento prudente su una questione secondaria, ha cercato di non rompere con il Governo Centrale. Vedremo cosa succederà: è certo che, se non fosse per l’impegno di associazioni ambientaliste, per il passa parola nei social e per quel poco di stampa locale, questo referendum porterebbe con sè il rischio di legittimare i modi spiccioli ,arroganti e scarsamente democratici del Premier Renzi. Per costruire il domani, domenica andiamo a votare. Rocco Rosa
DA LUNEDI’ LA BASILICATA SARA’ DI NUOVO SOLA
