Nel tentativo di contribuire alla conoscenza del quadro politico regionale, così come è mutato dalle elezioni ad oggi, bisogna innanzitutto sottolineare una anomalia che si sta rivelando più determinante del previsto: ed è quella di un presidente che è stato catapultato da un’altra regione e che non volendo fare, per costituzione e mestiere,  il re travicello si è dovuto portare lo stato maggiore che lo circondava a Napoli, nei suoi rapporti con Caldoro e nella sua collocazione berlusconiana . Al suo seguito ,non sono arrivati né scienziati né soldati di ventura: è arrivata gente di cui Bardi si fida e i cui curricula sono quanto meno sovrapponibili a quelli di tanti altri dirigenti lucani. Solo che il Governatore Bardi non si è limitato a portarsi gli attendenti, ma ha portato un mezzo esercito di occupazione , collocando i suoi colonnelli in posti strategici dell’Amministrazione regionale, fino al punto da far immaginare, per chi ha fantasia, una “regione fuori regione”.  Questa strategia gli è riuscita benissimo per due motivi: il primo è che il personale politico che ha vinto le elezioni è nuovo al 99 per cento, e necessariamente non è ancora in grado di far sentire la propria voce, il secondo è che le trattative romane di avvio gli hanno consegnato una specie  di missione , per la quale gli hanno concesso mani libere. Questa missione di valenza nazionale ed internazionale si chiama sblocco dei rapporti con le società petrolifere e inaugurazione di una nuova strategia che sdogana il petrolio, protegge gli enormi investimenti fatti e porta, se possibile, il consenso delle comunità locali in nome del lavoro , dell’occupazione e di maggiori risarcimenti territoriali. Su questo il Governatore è già al lavoro e deve registrare un certo successo già nell’avvio, con sindaci e sindacati che pur recitando sempre il rosario della salute e della tutela, hanno pensato ai soldi della messa , sotto forma di occupazione e di infrastrutture. E sono gli stessi che nel passato un giorno sì e un giorno no accusavano Pittella di sudditanza alle compagnie.  Fosse stato veramente così  ,non si sarebbe passati dai Pittella’s ai Cicala’s.  Se questo è l’obiettivo principale, allora molte delle promesse fatte in campagna elettorale dalla destra vincitrice sono coriandoli per la scena: la meritocrazia, il rigore, l’etica, i comportamenti virtuosi  sono apparsi materia estranea già al primo procedere di questo Governo regionale. Uno spoil system, esattamente sovrapponibile a quelli fatti da altri, con lo stesso dispregio delle regole, con lo stesso metro di valutazione, in qualche caso con la stessa provenienza amicale o parentale . Nulla che non si sia già visto , per chi fa la politica all’insegna del “togliti tu che adesso tocca a me”. Ma il diritto a gridare forte le parole cambiamento, rinnovamento, svolta, si è alquanto affievolito in questa partenza . Mentre non esiste affatto per quelli che a questa situazione ci hanno portato e il cui compito è adesso riconquistare la fiducia persa mettendo al centro la regione, i suoi interessi, i suoi confini, la sua gente contro ogni tentativo di espropriarla di asservirla ,di condizionarla. Compito per il quale occorrono occhi aperti e bocca chiusa e non il contrario. Rocco Rosa