Adesso è l’ora dell’agopuntura nel tessuto urbanistico cittadino. Se ne ho capito il significato, è arrivato il momento di una riqualificazione dei luoghi urbani attraverso interventi che facciano riprendere la circolazione della vita nelle zone più esangui o a rischio di cancrena. La nave del Serpentone, appellata in cento termini uno più sfottente dell’altro, dovrebbe essere la prova sperimentale di un concetto nuovo di urbanistica, fatta di accettazione dell’esistente non in termini fatalistici ma come sfida a progettarne il cambiamento, che non è fatto solo di opere edili ma di contenuto e di partecipazione. Io ritengo che sia un concetto astratto, frutto di quel nuovismo che ogni tanto arriva con la furia di venti monsonici e altrettanto rapidamente scompare, lasciando strade sporche e foglie lungo i selciati. Se riqualificazione significa non più cemento, allora la cosa funziona. Altrettanto se riqualificazione significa utilizzazione di spazi pubblici in funzione di finalità partecipative e culturali, un incentivo a riunirsi a discutere ,a riprendere quella funzione di avanguardia della città che i giovani hanno sempre avuto. Ben venga dunque l’iniziativa della Giunta De Luca di aprire gli oblò di quella nave incagliata al serpentone e di disporre gli spazi per portare in alto mare la creatività della nostra città che non è morta, ma sicuramente è stata gravemente ferita da amministrazioni che la cultura preferivano importarla già bell’e fatta e non farla crescere dal basso. Chissà che, con la musica non si crei il miracolo di quel grande film, non ricordo il titolo, dove un pianista chiamato “novecento” si era così legato alla sua nave da non voler scendere più  a terra, un augurio a tutti gli artisti di affezionarsi a quel luogo e di trasformarlo in uno spazio vissuto intensamente. Ma, per piacere, non volate alto con le parole. Parlate con parole comprensibili a tutti e agite con comportamenti che tutti possono vedere. Se questa città bisogna ricucirla pezzo per pezzo c’è bisogno di una Amministrazione che sappia vedere l’insieme e tenerlo sotto controllo. La storia di quella riqualificazione, epoca Fierro, è stata contrassegnata da un errore di fondo: tanti incarichi progettuali a teste diverse e un prodotto finale schizofrenico. Questo coordinamento avrebbe dovuto farlo l’Ufficio Qualità Urbana, ma, a venti anni dalla sua nascita,non se n’è vista la funzione. Allora vanno bene interventi mirati, va bene l’invito ad amare anche le cose che non ci piacciono a  cercare di vederle con occhi meno severi ,ma se non vi organizzate dal punto di vista delle competenze e da quello delle strutture, sarà solo movimento, ammuina. E già che ci siete , sui singoli aspetti di questa terapia dell’insufflazione zona per zona,datevi un appuntamento mensile, magari nella sala comando della nave, e chiamate gli architetti, la cultura, l’associazionismo, a portare le loro idee e a confrontarsi sulla profondità degli aghi, sul loro effetto e , perchè no, sul costo della terapia. Questo sì sarebbe un modo di amministrare diverso, anzi antico.