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“È evidente la necessità e l”urgenza che quanto prima venga pubblicata la Cnapi (la Carta delle aree idonee alla realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti nucleari), in modo che si avvii il percorso finalizzato alla costruzione del Deposito nazionale”.
A dirlo è stato l”assessore all”Ambiente del Piemonte Alberto Valmaggia, in rappresentanza delle Regioni, in audizione in commissione Industria al Senato sulla gestione dei rifiuti nucleari.  La commissione ha iniziatro da alcuni giorni una serie di audizioni relativamente alla messa in sicurezza dei rigfiuti nucleare, ascoltando il Ministero dello Sviluppo economico, l’Ispra, Isin ( ispettorato per la sicurezza nucleare) e , appunto la conferenza delle Regioni. Le Regioni hanno segnalato un ritardo nel recepimento della direttiva Euratom 59 del 2013″. . “Questo recepimento avrebbe dovuto essere fatto entro il 6 febbraio 2018”, ha precisato Valmaggia. Allo stesso modo il rappresentante delle Regioni ha evidenziato la necessità di approvare il Programma nazionale di gestione del combustibile esaurito, “attualmente alla firma dei ministri e che avrebbe dovuto essere inviato alla Commissione europea entro il 23 agosto 2015”. Il video che vi proponiamo riguarda l’audizione di oggi di Greenpeace, Legambiente e WWF.

Per le caratteristiche di sicurezza richieste dal deposito unico dei rifiuti nucleari ( che deve raccogliere i rifiuti degli atuali 20 depoositi provviisori) i luoghi idonei si restringono ad alcune aree meno popolose e, dopo il sisma che ha riguardato gli abruzzi e le marche, la cartina dei siti si è ancora ridotta a regioni come il Piemonte, la Basilicata ,la Calabria e la Puglia. Sardegna e Basilicata hanno messo le mani avanti. Per i lucani , l’assessore all’ambiente Pietrantuono ha detto che la basilicata ha già dato : ” «La scelta del Deposito nazionale deve escludere la Basilicata per via dell’alto livello di pressione alla quale è già sottoposta», ha detto l’assessore regionale all’Ambiente, Francesco Pietrantuono, secondo il quale la pressione subita dalla sua regione evidentemente è maggiore rispetto a quella delle altre zone del Paese. Nel 2003 la Basilicata insorse contro il progetto di scavare in una zona geologicamente sicura un deposito sotterraneo nell’area di Scanzano Ionico. «Pertanto, sia sul piano tecnico che politico, confermo il no, senza alcun tentennamento da parte del governo regionale, al deposito unico di scorie nucleari in Basilicata». Dice ancora l’assessore: «Non solo il grande no corale di Scanzano, ma anche le osservazioni alla Valutazione ambientale strategica (Vas) al Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Abbiamo lavorato l’intero mese di agosto dello scorso anno, con ripetuti incontri, con l’Anci, i sindaci lucani, tutti gli ordini professionali, le associazioni e le proloco, a motivare nel merito le correzioni da fare al programma che portavano con se un motivato no al deposito unico. Abbiamo sostenuto, nelle osservazioni, che la Vas sul Programma nazionale si portava dietro anche la guida tecnica numero 29 dell’Ispra, che prevedeva i criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività. Abbiamo asserito, inoltre, che già in base ad alcuni dei criteri escludenti previsti, la Basilicata non può ospitare un Deposito nazionale. Abbiamo fatto notare, sempre nelle osservazioni alla Vas, che altri criteri considerati nella guida tecnica come “di approfondimento” vanno considerati come “di esclusione”».