La visita di Luigi Di Maio a Potenza ha messo un po di sale alla campagna elettorale, iniziata senza clamore e quasi per pochi intimi.  La scenografia l’hanno preparata per bene, con sosta al Viviani a simboleggiare la relazione che  Caiata ha con la città di Potenza a beneficio del movimento grillino.

Di Maio ha percorso a piedi tutto il tragitto dal campo sportivo al teatro due Torri presentandosi  al Due Torri davanti ad una platea gremita, di come non si vedeva da tempo..

E’ stato un discorso sobrio: niente numeri, niente polemiche , la sicurezza di chi sta già interpretando un ruolo di forza tranquilla di governo:  migliorare il jobs act, la scuola, la sanità, fare ripartire le imprese e quindi il lavoro una semplificazione e riduzione delle leggi inutili o ridontanti e l’eliminazione o l’accorpamenti di tanti enti inutili molti dei quali formati dal consiglio di amministrazione con organici vuoti.

In campo europeo si aspetta che pure altri stati, per esempio quelli dell’est, si prendano a proprio carico quote di emigranti e poi ha chiarito che se alle casse dello stato sono necessarie le risorse per fare partire l’economia egli è disposto ad attingerle anche a costo di sforare i parametri imposti da Bruxelles.

Ha ribadito il concetto che in campagna elettorale i programmi presentati dalle altre forze sono tutti accattivanti e accettabili, il problema principale dipende dal partito o movimento che è chiamato convertirli in legge: e chi può farlo se non una forza politica che non ha mai avuto l’opportunità di governare visto che tutti gli altri partiti sono stati chiamati a governare alternativamente per circa 25 anni senza mai affrontare i problemi che adesso promettono di risolvere?

GIOVANNI BENEDETTO