Forse ci hanno fregati, ha confessato Di Maio alla riunione del gruppo parlamentare grillino, nella quale non sono mancate le contestazioni al modo con cui il leader del Movimento ha usato la delega in bianco a trattare. No, tolga pure il ”forse”, perché Salvini dal primo momento ha utilizzato l’apertura strumentale ai cinque stelle per alzare il prezzo nel Centrodestra e avere, insieme a maggiori consensi, l’investitura di leader unico. Ha giocato pesante, con un cinismo che mette paura e con la spregiudicatezza di chi non si ferma di fronte alle regole della Costituzione, alle prassi istituzionali e alle relazioni che la politica richiede per decidere.  Frasi sprezzanti contro il capo dello Stato, gli atteggiamenti di chi va cercando lo scontro per dimostrare che lui i muscoli ce li ha ( erede del celodurismo bossiano), la violenza di chi di fronte al fuoco che brucia i risparmi degli italiani non arretra per vedere chi cotta per primo. Una persona così è la brutta copia di un fascista, ed è bastato che superasse di un niente forza Italia per prendere l’atteggiamento di uno che tiene l’Italia in mano. Ha portato l’arroganza dei padroncini del Nord, di quelli che si lamentano che tengono il Sud sulle spalle, che vogliono mani libere ed esenti da tasse, che vogliono il Nord in Europa ed il Sud in serie B. E proprio questo doveva dare un minimo di prudenza ai cinque stelle, portatori di tutt’altre istanze, come la solidarietà ai deboli, la precarietà del lavoro, l’arroganza della classe dirigente, il non funzionamento degli apparati, la mancanza di ascolto ai giovani. Di tutto questo, Di Maio ha ricavato le briciole del programma: un reddito di cittadinanza che è poco superiore al reddito di inserimento già in atto e la solita commedia dei vitalizi, un fatto che è un segnale verso lo strapotere della politica ma niente di più.  E in più, dopo aver maturato la convinzione che con l’Europa bisogna convivere ed averlo detto in campagna elettorale, arriva un Salvini che sotto il tavolo del Quirinale semina chiodi, sapendo che il presidente  non li avrebbe tollerati. E lui, Di Maio,. A dire sempre sì, come uno che si fida del fratello maggiore e gli va sempre appresso. Ecco in poche parole la farsa che si è consumata: uno spregiudicato da una parte e un ingenuo dall’altro. Di maio ha portato avanti una posizione infantile, di chi vuole andare sulla giostra e non sente ragioni. Salvini forse accetta di mettere in moto la giostra, il tempo per renderlo definitivamente innocuo. Altro che cambiamento, sarà una restaurazione, ma proprio una restaurazione.  rocco rosa