Dieci hotel della regione hanno risposto al bando per l’ospitalità degli asintomatici che non possono e debbono sostare tra le mura domestiche ma debbono isolarsi per non contagiare i congiunti. Il Dipartimento metterà questa disponibilità al vaglio delle due ASL , affinchè scelgano la soluzione migliore e facciano i relativi contratti. Questa nuova ricettività si aggiunge a quella già in atto della logistica sanitaria, con il Don Uva che ospita gli anziani positivi provenienti dalle RSA e che non hanno bisogno di particolari cure, e con Venosa e Stigliano che ospitano ( Venosa ha cominciato già da ieri) persone soggette ancora a sorveglianza sanitaria, sopratutto quelli dimessi dagli ospedali e che hanno bisogno ancora di essere seguiti nel decorso della malattia. Ove questi presidii non dovessero bastare, c’è l’opzione per Chiaromonte che offre le condizioni per ospitare almeno una ventina di pazienti. In questi giorni finalmente si sta dispiegando la strategia formulata in estate di un approccio più articolato alla pandemia, con la finalità di selezionare gli ammalati in base alla gravità e di preservare le terapie intensive per i casi più gravi. La situazione è ancora sotto controllo nonostante l’impennata dei contagi che in questi ultimi dieci giorni ha portato gradualmente a spostare l’indice di contagio al livello più alto della scala nazionale. La stessa chiusura ,molto contestata, delle scuole primarie si è resa necessaria dopo che al Dipartimento hanno constatato che il grafico per queste fasce scolastiche si stava impennando arrivando a superare la fascia riguardante la scuola superiore e che già aveva adottato la d.a.d. Questa è almeno la versione che arriva dalle autorità. Quanto all’assistenza domiciliare, le USCA non sono state rinforzate di numero né sono arrivati i tamponi rapidi per quei medici di famiglia che hanno accettato di farli. La protezione civile si era impegnata a fornire 1350 tamponi giornalieri, ma il turno della Bsilicata ancora non è arrivato. E il successo di questa strategia di accertamento dei contagi e di contenimento degli stessi attraverso il tracciamento dei contatti, è legato alla numerosità o meno dei medici che accettano di praticarli, atteso che sinora solo la FIMMG si è detta disposta ad effettuarli. Tra l’altro la sentenza del Tar del Lazio dà per ora ragione ai medici di famiglia che hanno fatto ricorso contro la disposizione della Regione che li obbligava a farli, con motivazioni che sembrano uno schiaffo al giuramento di Ippocrate e che riducono una missione come quella di salvare le persone ad una questione di mansionario. Già nella convenzione sottoscritta dal Ministero con alcuni sindacati medici c’erano vistose eccezioni, non solo in base all’anzianità, alla presenza di malattie, ma anche rispetto alla capienza degli studi medici, con l’esonero di quegli studi ubicati nei condiminii e che non avevano una uscita esterna indipendente, Il problema semmai è nell’organizzazione di queste attività e nel supporto per individuare locali più idonei, magari a disposizione di più medici. E’ su questo che si deve ragionare, non su che cosa mi tocca O NON MI TOCCA FARE. Se in una pandemia i medici , dopo aver chiuso gli ambulatori, si rinchiudono essi stessi in casa, siamo proprio alla frutta. Però qui ci vorrebbe una forte iniziativa del Dipartimento per mettere di fronte ad un tavolo tutte le sigle e trovare una intesa a livello regionale. Rocco Rosa
DIECI ALBERGHI RISPONDONO ALLA CHIAMATA. QUALCOSA SI MUOVE SUL FRONTE COVID
