di IDA LEONE

C’erano una volta i Modena City Ramblers. Tre ragazzi emiliani in pieni anni ’90 appassionati di musica folk, sonorità irlandesi, testi impegnati, ballate e canzoni che forse potevano “cambiare il mondo”. Un bel successo di critica e pubblico. Poi si cresce, il nome della band resta in piedi ma la band cambia, e i tre ragazzi ormai uomini si danno ad altro. “Non avevamo cambiato il mondo, alla fine, tanto valeva provare a fare altro, a farlo in altro modo”. Cito a memoria da qualcosa che ho letto anni fa, scritto da uno dei tre ex ragazzi emiliani, che ho la fortuna e l’onore di conoscere ormai molto bene.

Cisco (Belotti), Giovanni Rubbiani ed Alberto Cottica si reincontrano qualche tempo fa.

Cosa resta degli anni che abbiamo vissuto insieme più intensamente, i Novanta del secolo scorso? L’antimafia. Falcone e Borsellino. Mani Pulite. Il primo governo di centrosinistra della storia repubblicana. L’Europa che veniva unendosi. Per noi (e per molti altri) anche l’Irlanda, e l’Emilia, e la scoperta delle nostre radici contadine e resistenziali. Queste cose ci sono state, e sono state importanti. Per noi, lo sono ancora. Eppure, sembrano lontanissime nel tempo e nella cultura.[…] Sono difficili anche da raccontare. In vent’anni il mondo è cambiato così tanto che sono diventate incomprensibili, anche per noi. Abbiamo vinto? Abbiamo perso? Cosa ci rimane?

Questo racconta Alberto Cottica della loro esperienza, e di cosa è rimasto nella testa di tutti. E aggiunge:

Quando eravamo giovani, Cisco, Gio e io eravamo assetati di storie. Chiedevamo ai nostri nonni, alle persone anziane, per capire il periodo della guerra e della Resistenza oltre la storia ufficiale. Tempestavamo di domande i nostri amici più grandi per ricostruire le loro vite ai tempi della ribellione degli anni Settanta. Ora siamo NOI gli anziani. Abbiamo le storie. Abbiamo chi chiede di ascoltarle: figli, nipoti, giovani amici. La legge del folk dice che non abbiamo scuse: dobbiamo raccontare.

Nasce così I Dinosauri, un cd speciale. Innanzitutto per il modo con il quale è stato prodotto: con un azionariato diffuso, un atto di fiducia chiesto ai vecchi amici e ai vecchi fan dei Modena City Ramblers. Non ci sono video per Youtube, non c’è promozione, non c’è un vero produttore. Il crowdfunding raccoglie più di quanto necessario, e molte copie del cd sono distribuite quale omaggio per il contributo. Il mio ad esempio è mi arrivato così, per posta. E dentro, la voglia di raccontare c’è tutta.

Figurine (la mia preferita), I giorni della rabbia e I dinosauri sembrano scritte proprio parlando ad un figlio, ad un nipote, ad un ragazzino che abita alla porta accanto, per spiegargli cosa è stato, e

il disincanto per le tante battaglie perse; l’orgoglio per ritrovarci ancora, nonostante tutto, in piedi, con l’anima ammaccata ma non svenduta.

La vecchia anima dei MCR ritorna prepotente nelle ballate, come la struggente Qui, e in Tex, omaggio ad un amico d’infanzia forse andato via, forse morto, di certo lontano e non più raggiungibile, se non dalla musica. La fisarmonica di Alberto Cottica ritrova smalto e le sue amate sonorità irlandesi (ne I dinosauri prende quasi un ritmo di tango, di bandoneon), la voce inconfondibile di Cisco ci riporta ancora dall’Irlanda all’Emilia, che oggi subisce anche l’affronto di un sisma inaspettato e violento, in Nostra Signora di nebbia e zanzare.

Un disco venato di nostalgia e struggimento, orgoglio e disincanto. Un disco da ascoltare tutto d’un fiato, appoggiati ad una staccionata, in un pomeriggio di autunno inoltrato, insieme a qualcuno che – come me e come i dinosauri – ha dato quanto poteva, ha ancora molto da dare, e di estinguersi proprio non ne vuole sapere.