Tutte le giustificazioni che vuoi: mancanza di dirigenti, problemi urgenti da risolvere, annose questioni sulle quali l’Europa ha acceso i fari, ma le soluzioni non possono passare per l’illegalità e chi ha il compito di decidere deve farlo in nome del buon senso e del rispetto della legge. E’ vero che il Presidente Bardi sta guidando una barca con pochi rematori perché non ha posto tra le priorità del suo mandato quello di rinvigorire gli assetti burocratici, però questa carenza non gli può consente di calpestare le leggi e metere in difficoltà qualcuno dei suoi dirigenti, costruingendolo ad operare in una situazione di incompatibilità giuridica. Il caso nasce da una recentissima delibera predisposta dall’ ufficio economia circolare del Dipartimento ambiente, con la quale , dovendo nominare un commissario per la bonifica e il piano di caratterizzazione della discarica di Salanra, per via dell’incapacità del Comune di assolvere a questo ruolo nonostante le numerose diffide, la Giunta regionale anziichè nominare un funzionario tecnico per un incarico ad hoc e come tale retribuito, se n’è uscita nominando lo stesso dirigente proponente, con un incarico da svolgersi gratuitamente e al di fuori dell’orario di servizio. Una decisione che non sta in piedi per una serie di motivi, il principale dei quali è che nella stessa persona ci sono le figure di controllore e di controllato . La lettura della delibera infatti consente di ben inquadrare le enormi responsabilità del compito che attende il neo commissario e di constatare come in ciascuno dei passaggi si può configurare il conflitto tra chi opera e chi controlla. L’’incaricato deve infatti:
a) redigere il Piano di Caratterizzazione ai sensi del citato art. 242 (comma 3), ovvero, relativamente alla sola matrice “suolo”, il Progetto di Bonifica ai sensi dell’art. 242-bis, comma 1, dello stesso decreto, entrambi da riferire a tutte le aree oggetto degli episodi di fuoriuscita di percolato e da estendere all’intero sito in questione, e aggiornare, alla situazione attuale, le attività di prevenzione e messa in sicurezza d’emergenza (MISE) scaturite dalle pregresse contaminazioni, così come sollecitati, in ultimo, con nota dell’Ufficio regionale Economia Circolare, Rifiuti e Bonifiche prot. n. 5767/23AH del 22/02/2023;
b) realizzare gli interventi di messa in sicurezza e ripristino ambientale della vasca di stoccaggio dei rifiuti, redigere un cronoprogramma delle attività da mettere in campo;
c) gestire direttamente le risorse finanziarie già erogate e quelle che verranno successivamente assentite al Comune di Salandra per l’esecuzione degli interventi oggetto dell’atto di diffida;
d) adottare misure concrete ed urgenti, anche a carattere preventivo, per scongiurare o interrompere possibili danni di natura ambientale e/o alla salute pubblica;
e) assumere ogni utile iniziativa, anche attraverso intese o accordi, finalizzata al razionale utilizzo delle risorse finanziarie ed alla complementarità degli interventi in capo ai diversi soggetti istituzionali coinvolti;
f) avvalersi, per lo svolgimento delle attività sopra descritte, della specifica struttura comunale, delle competenze interne agli uffici della Regione Basilicata o, ricorrendone le condizioni, a professionalità specialistiche esterne;
Ora è evidente che ad ogni azione che si chiede di svolgere al dirigente incaricato dovrebbe corrispondere un controllo della stessa persona quale dirigente dell’Ufficio che sovrintende alle questioni ambientali. E che quindi ad ogni passo lo stesso dirigente, non avendo la capacità di sdoppiarsi, rischia di inciampare nella contraddizione tra le due funzioni, con responsabilità di ordine giuridico che già in partenza configurano l’abuso di ufficio. Così stando le cose è facile prevedere che l’operazione non è destinata ad andare in porto , per evidenti e macroscopiche incompatibnilità di ruolo. Il fatto che il Sindacato sia già sul piede di guerra non lascia prevedere che l’operazione Salandra andrà a buon fine. Con danni per tutti. ROCCO ROSA
