Una nuova emergenza ambientale si sta affacciando su Matera ed è il più che probabile inquinamento delle falde acquifere nell’area della discarica. L’ipotesi si era già affacciata nel 2011 quando l’Arpab constatò l’inesistenza di una rete piezometrica.

Si dovette attendere, spiega Pio Abiusi, responsabile dell’Associazione ambiente e legalità (che sulla questione teneva accesi i riflettori già da tempo), la primavera del 2013 per averla composta da sei piezometri. Arpab contestò la inadeguatezza dei punti monitorati e la scarsa profondità alla quale erano stati sistemati i piezometri, una profondità inferiore a quella delle vasche dove sono deposti i  rifiuti. Arpab non disdegnò di monitorare per quello che era possibile e già così, in due dei sei dove fu possibile attingere l’acqua si ebbe a constatare il superamento del CSC- Coefficiente della Soglia di Contaminazione- per il Boro ed i Solfati,  un classico delle discariche che percolano e quella di La Martella  ha percolato da vendere. Fu necessario un anno e mezzo affinchè  il Comune di Matera convocasse la conferenza dei servizi di cui all’art 242 del d.lgs 152/06- il tempo indicato dalla normativa è di 30 gg.- per l’approvazione del piano di caratterizzazione. In quella sede il dirigente dell’ambiente del Comune di Matera parlò di monitoraggi e controlli a breve e lungo termine, un modo per prendere tempo. Arpab pretese l’adeguamento della rete con l’installazione di 15 piezometri ed impose la giusta  profondità. Si è dovuto attendere altro tempo e solo nella primavera del 2015 ad Arpab è stato permesso di fare il primo monitoraggio  nella nuova rete e che si protrasse fino al 28-5-15. Sempre Arpab aveva evidenziato che gli elementi raccolti non erano ancora sufficienti per formulare una Analisi di Rischio necessaria ad approvare un piano di bonifica.

Il monitoraggio non permise di addivenire a conclusioni precise perchè molti piezometri risultarono essere privi di acqua;  si decise nella conferenza dei servizi convocata il 6 Agosto 2015 di rinviare ogni valutazione ad un monitoraggio delle acque sotterranee da fare nei periodi piovosi. E’ quello che è accaduto Arpab si è recata in discarica dal 9 al 16 -12-2016 ha fatto  i  prelievi che poi ha analizzato mentre le analisi in contraddittorio del Comune di Matera non sono mai pervenute, troppo presi da che? , e questa volta il quadro è risultato essere devastante, i superamenti sopra soglia sono risultati  per: Solfati e  Boro ma anche per Alluminio,Ferro,Manganese, Mercurio, Nichel. Arpab ha avuto ragione a volerci vedere chiaro e sono occorsi oltre 4 anni grazie alla solerzia del dirigente comunale,  pluriconfermato anche se sub judice. Arpab ha scritto come si conviene a Comune, Provincia,  Regione ed ASM il 23 Febbraio 2016 solo L’autorità sanitaria ha dato riscontro il 3 Marzo scrivendo al S indaco del Comune di Matera  e per conoscenza a Provincia e  Regione e chiedendo” che venga emanata ordinanza contingibile ed urgente, ai fini della tutela della salute pubblica, tendente al divieto di utilizzo delle acque sotterranee e di falda, per qualunque scopo, eventualmente impiegate da insediamenti umani, produttivi e zootecnici presenti nella zona interessata o in altre zone del territorio in cui sono presenti,sulla scorta dei rilievi idrogeologici a disposizione di codesto Ente, altre falde che potrebbero essere eventualmente interessate da questo tipo di inquinamento. La durata dell’efficacia di questa ordinanza è subordinata all’acquisizione di analisi successive che escludano tale forma di inquinamento, previo intervento di bonifica” Nessun riscontro!  sono passati oltre 40 giorni. Il Comune non da corso alla raccomandazione e Provincia e Regione non applicano i poteri sostitutivi. Va da se che quanto è accaduto ha grossa  rilevanza anche di tipo penale e bene farebbe il Sindaco ad evidenziare le responsabilità, se ci sono, di chi sapeva , ha preso tempo o ha taciuto.