disordine
LUIGI GILIO
Disordine
Ci lascerei i pendii appesi
semmai ritorna il bisogno
ancora qui
notti che sfilano lacrime solitarie
rivolgono l’occhio verso il monte
le case millenarie riaprono le porte
s’effonde ora l’aria sul cortile
il puzzo del dispiacere, l’arte del disonore
oltre ogni modo scritto sulle pietre
sarà un pisciatoio
il disordine illuso e medicato
troppe volte estraneo
a vista
mal digerito e supposto
oltre la riga del vostro stare inquieto
sembra già domenica
sfilate smagriti e lieti poco meno
tra i banchi del Santuario
in alto ad erigere benedizioni
resteranno fermi e impacciati
quando il tempo sarà giudizio
e il Dio dell’aria vi chiederà l’ingiallita lista
il punto sarà oltre l’oratorio
tra gli sguazzi domenicali
tra le mura domestiche
dove si nasconde il piglio
di una vita scolastica
le tarantelle sopra l’ultima nevicata