MICHELE PETRUZZO
Febbraio si è aperto all’insegna del giuramento di Sergio Mattarella, al secondo mandato da Presidente della Repubblica. L’ovazione che il Parlamento gli ha dedicato è forse una delle scene più significative dell’ultimo periodo.
La politica italiana, che per certi versi sembrava voler rimescolare le carte in tavola e apprestarsi a una fase nuova, alla fine ha scelto la continuità, in mancanza di alternative: Draghi rimane a Palazzo Chigi, Mattarella al Colle. Fa sicuramente riflettere il fatto che le varie forze politiche non siano state capaci di mediare e di trovare una convergenza diversa da quella preesistente. Il ripiegamento su Mattarella, dunque, ha fatto emergere la complessità del momento, rendendo chiara la situazione politica che questo Paese sta vivendo. Dopo le diverse fumate nere in Parlamento, infatti, si è potuto constatare con una certa facilità quanto sia difficile, in questa fase, andare oltre i soliti interpreti e trovare nuovi riferimenti. E questo per il presente, ma anche e soprattutto per il futuro prossimo, è alquanto preoccupante. Nel frattempo la pax draghiana prosegue, ma lo scenario non risulta esattamente uguale a prima. Sebbene tutti si dicano soddisfatti della rielezione di Mattarella, qualcosa sembra essersi rotto, soprattutto all’interno del centrodestra; e di questo non se ne fa alcun mistero, come dimostrano le parole di Matteo Salvini, che ha esplicitamente dichiarato che il centrodestra non è più una coalizione.
Questa strana legislatura, iniziata nel 2018, ha visto passare governi insoliti e le più disparate alleanze; tuttavia, nonostante i periodici scossoni e le distanze che a volte sembravano allungarsi a dismisura tra le parti politiche, sembra non volerne proprio sapere di giungere al termine; e infatti ora si appresta a proseguire il suo cammino fino alla scadenza naturale, prevista per il prossimo anno. Nel 2018 lo scenario era completamente diverso e nel mezzo c’è stata una pandemia. Già normalmente quattro anni in politica rappresentano un’era geologica, figuriamoci in questa situazione! Durante l’emergenza molte dinamiche politiche sono venute meno e vari schemi sono saltati, come ha dimostrato la formazione di un ampio fronte parlamentare a sostegno di Draghi, che si estende da Speranza a Salvini. Tuttavia, prima o poi, i nodi di questa complicata fase verranno al pettine; molte questioni, alcune anche cruciali, sono rimaste irrisolte e sono soltanto rimandate alle prossime elezioni politiche, quando si capirà finalmente chi sta con chi e soprattutto per fare cosa.
