Una delle insidie che si nascondono nel processo di  l’attuazione dell’’autonomia differenziata riguarda l’iter parlamentare della eventuale legge o di più leggi che trasferiscono le competenze, prima concorrenti, alla legislazione esclusiva regionale. Secondo le regioni del Nord, e della Lega che le sostiene, il testo dell’intesa deve passare dalle Camere senza possibilità di emendarlo, mentre secondo altri i due rami del Parlamento possono apportare modifiche. Del tema si è occupata anche la legge di stabilità 2014 che ha introdotto il “coordinamento della finanza pubblica”. La questione non è di poco conto perché una procedura blindata taglierebbe praticamente fuori i parlamentari meridionali che non fossero d’accordo, riducendo il tutto ad un improbabile quanto inutile voto di fiducia. Per contro, chi vuole che il Parlamento entri nel merito della questione fa appello al tema delle risorse finanziarie che devono accompagnare il processo di rafforzamento dell’autonomia regionale e principalmente” all’’esigenza del rispetto del principio, elaborato dalla giurisprudenza costituzionale, della necessaria correlazione tra funzioni e risorse.” In questa logica si fa strada la richiesta di alcuni istituti di ricerca e di molti meridionalisti di anteporre la definizione prioritaria dei livelli essenziali delle prestazioni», cioè una ripartizione della spesa statale in relazione agli abitanti, alla presenza  e al costo medio dei servizi che necessitano a tutti i cittadini, dovunque essi si trovano.
Il problema politico è che queste giuste richieste di una partenza equilibrata dell’autonomia non hanno benzina sufficiente né in Parlamento né nel Paese. A livello politico la questione è stranamente ricondotta al quotidiano duello tra Salvini Di Maio, il che pone il pericolo di un aggiustamento della questione tra i due, magari riducendo un TEMA così vitale per il paese e per il Sud ad oggetto di scambio. Il Pd non ne sta facendo una questione vitale e si accontenta sostanzialmente di muoversi con iniziative periferiche, a seconda del vento locale che soffia. A Potenza, Polese ha riunito i Sindaci per organizzare un fronte comune, mentre De Filippo esterna sui giornali le sue giuste preoccupazioni per una legge punitiva per il Sud. Anche le regioni meridionali manifestano preoccupazioni ma nulla fanno per cambiare la situazione. Occorrerebbero che si mettessero insieme, che mobilitassero i loro parlamentari, che organizzassero una cabina di regia permanente, che mettessero in atto iniziative straordinarie per fare arrivare il loro pensiero sulla questione, ma niente che sia visibile all’orizzonte. Da una parte si gioca ad osare l’inosabile, interpretando leggi e prevedendo procedure semplificate, dall’altro si gioca a resistere, dall’altro ancora, si gioca al tanto peggio tanto meglio, come dire che poi i cittadini si dovranno rendere conto delle conseguenze del loro voto. In tutta questa storia, piccoli uomini, si giocano le sorti di milioni di cittadini. Dove sono i patrioti?