ROCCO SABATELLA

Come era ampiamente prevedibile, la Juventus non incontra eccessive difficoltà per battere  nettamente il Bologna pur non giocando una gara eccezionale. Perché i problemi restano sempre sul tappeto e riguardano la ricerca, da parte di Allegri, del definitivo e funzionale assetto tattico della squadra che deve ritrovare un’idea di gioco collettivo per fare rendere al meglio tutti i suoi interpreti. E dove le grandi capacità individuali si devono coniugare,  sempre, con la necessità che tutti debbano svolgere il loro compito essenziale che è quello di raccordarsi con i compagni. E quindi di  sincronizzare al massimo i movimenti che si fanno sul terreno di gioco con la palla e soprattutto senza la palla. In pratica il tecnico della Juve si deve sforzare con le idee e con il lavoro di tutti i giorni per fare della squadra bianconera un collettivo che funziona al meglio e dove tutti devono avere chiaro in testa quello che devono fare. Sfruttando poi in questo contesto le doti tecniche che molti giocatori della Juventus hanno in quantità industriale. Ma per fare ciò, è necessario che Allegri ponga fine agli esperimenti e decida una buona volta quale è il modulo tattico ideale per il gruppo dei calciatori che allena. Come è successo negli anni scorsi quando il 3/5/2 mandato a memoria da Bonucci e compagni, è stato il punto di riferimento tattico e che ha portato una caterva di successi. Diciamo questo perché contro il Bologna Allegri ha presentato la novità, per la Juve,  del famoso albero di natale. E che ha previsto, rispetto alle esibizioni precedenti, del doppio trequartista, nella fattispecie Pianic e Dybala, alle spalle di Higuain.  Con la difesa a quattro e  tre centrocampisti. E che, sgombriamo subito il campo da equivoci, non è stato determinante  per avere la meglio sui felsinei. Considerato che i tre punti la Juve li avrebbe conquistati anche se fosse stata disposta con moduli tattici differenti. E diciamo subito che questo assetto non ci ha convinto molto soprattutto per quanto attiene la posizione di Dybala. Troppo lontano dall’area avversaria e costretto a partire, palla al piede,  da zone del campo non consone alle sue doti. Che hanno avuto con il Bologna ed hanno per il futuro due grosse controindicazioni: il fuoriclasse argentino si sfianca in un lavoro troppo dispendioso e soprattutto, circostanza più preoccupante, non sarà più devastante, come lo è stato la stagione scorsa quando ha giocato da attaccante, svariando sul fronte offensivo, ma sempre da attaccante e ha segnato gol a grappoli. La Juve non si può permettere di perdere la sua grande vena realizzatrice facendolo giocare come contro il Bologna. Dove non ha mai avuto la possibilità di tirare in porta se non nell’occasione del calcio di rigore trasformato che ha messo il risultato al sicuro. Trasformazione molto importante anche sotto l’aspetto psicologico perché Dybala voleva riscattare l’errore di Doha. Le cose per l’argentino sono nettamente migliorate quando Allegri, sostituito Pianic con Cuadrado, è passato al 4/4/2 riportando Dybala nel suo ruolo di punta.  Avendo in poco tempo la possibilità di seminare il panico nella difesa del Bologna. Se si insiste nell’allontanarlo dall’area avversaria, si rischia che Dybala, per segnare, deve aspettare qualche punizione dal limite o i rigori. Questa scelta è stata spiegata da Allegri con la necessità che la squadra deve essere camaleontica e in grado di passare da un modulo all’altro senza perdere efficacia. Un po’ come il Barcellona dove Messi fa valere la sua infinita classe in tutte le zone del campo.  Ma Messi questo tipo di gioco lo fa da tanti anni e soprattutto lo fa con compagni con i quali ormai si intende a meraviglia perché tutto funziona alla perfezione e  perché il Barcellona gioca  praticamente a memoria.  Potenzialmente Dybala è in grado di fare lo stesso gioco, ma ci vorrà tempo e soprattutto ci vorranno compagni adatti. Per adesso il buon Paulo deve tornare e subito a fare lo stesso gioco della stagione scorsa: agire vicino ai 16 metri avversari per fare valere il dribbling, il micidiale uno contro uno, la capacità di sfornare assist e d esaltare il suo formidabile sinistro. Detto questo, non possiano non spendere   qualche parola sul chiarimento che c’è stato tra Allegri e il gruppo dei giocatori bianconeri dopo la sfuriata del tecnico a Doha e le accuse alla squadra da” prendere a calci nel sedere”, secondo l’allenatore, per l’atteggiamento mentale sbagliato avuto nel corso della gara con il Milan in Supercoppa. Ma ci pare che anche contro il Bologna dopo il vantaggio di Higuain, sia successa la stessa cosa con la squadra di Donadoni che ha avuto molto campo libero e ha messo i brividi a Neto in più di qualche occasione. La verità è che Allegri deve cambiare la sua mentalità per migliorare quella della squadra inculcando nel suo gruppo la convinzione che per i mezzi che ha non si deve accontentare di speculare su un gol di vantaggio, ma deve tenere il baricentro più alto ed esaltare una mentalità molto più offensiva e meno sparagnina.  Del resto era stato lo stesso Allegri, nel primo anno alla Juve, affermare che lui le vittorie le preferiva per 1 a 0. Che non era assolutamente una battuta e che, involontariamente, avrà condizionato il suo gruppo.  Ma noi crediamo che dopo la sfuriata di Doha il rapporto tra Allegri e i suo gruppo non sia più lo stesso e che il tecnico livornese abbia commesso un grave errore a Doha: invece di sbraitare e dimenarsi pubblicamente sul campo di gioco discutendo con Marotta e Paratici in attesa della premiazione, avrebbe fatto meglio a far decantare la situazione e poi nello spogliatoio affrontare a muso duro i problemi evidenziati contro il Milan. A Buffon e compagni non saranno affatto piaciute le accuse lanciate da Allegri fuori dallo spogliatoio. Anche se Allegri dice che lui alla Juve sta molto bene per allontanare cosi ombre sul suo futuro. E chi alla Juve non sta bene?