MICHELE PETRUZZO
Grillo, Draghi e altre creature fantastiche. Non è il titolo di un romanzo, ma il nuovo governo che si appresta a nascere. Dopo il lasciapassare dell’elettorato grillino, il quadro sembra farsi più nitido e il nuovo esecutivo appare più vicino.
Il Movimento 5 Stelle, infatti, ha deciso di interpellare la base. La piattaforma Rousseau, che spesso i pentastellati chiamano in causa per rivendicare il loro esercizio di “democrazia partecipata”, ancora una volta ha emesso un verdetto: sì al nuovo governo.
Nonostante il vertiginoso calo di consensi degli ultimi anni, il Movimento è ancora determinante nelle dinamiche parlamentari, in virtù del risultato conseguito alle elezioni del 2018, che gli garantisce un cospicuo numero di seggi. Non è un caso che perfino in un momento di emergenza come quello attuale il Paese e le altre forze politiche siano costretti ad attendere l’esito del cosiddetto “voto degli iscritti”.
Tuttavia le cose sono risultate più complicate del previsto, perché ha fatto sicuramente discutere il quesito sottoposto al voto. La domanda sembrava presumere già una risposta, sottolineando che il sostegno al nuovo governo avrebbe implicato la difesa dei risultati raggiunti dal Movimento in questi anni. Come prevedibile, sono sorte delle polemiche, tanto all’esterno, quanto all’interno dello stesso Movimento, che non sta vivendo ore tranquille, considerando la fronda dei dissidenti che rifiuta esplicitamente il sostegno al nuovo Premier incaricato. Emblematico il caso di Alessandro Di Battista, che ha annunciato la sua scelta di farsi da parte e di non parlare più a nome del Movimento. Viene meno un esponente dell’ala barricadera e anticasta, assottigliatasi progressivamente nel corso del tempo e con l’ingresso nelle istituzioni. L’uscita di scena di uno dei suoi leader delle origini rappresenta un’inevitabile conseguenza della palese mutazione che questa forza politica ha vissuto negli anni, passando dalla volontà di “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” al governismo puro di democristiana memoria, che gli consente torsioni politico-ideologiche tali da prestarsi tanto all’alleanza con la Lega, quanto a quella con PD e LeU. Lo stesso principio che li ha spinti a passare come niente fosse dall’imprescindibilità di Giuseppe Conte all’accettazione entusiastica dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea.
L’immagine di Mario Draghi e Beppe Grillo seduti allo stesso tavolo di governo ben si presta alla fantascienza, perché il nuovo Premier incaricato incarna alla perfezione il prototipo politico che i pentastellati hanno sempre rifiutato e combattuto.
Oltre al cambio di rotta voluto dai vertici, probabilmente sono anche gli stessi elettori, come dimostra il voto sulla piattaforma, ad aver scelto un nuovo tipo di strategia politica e una nuova idea di Movimento, non troppo distante da quella consolidata e già nota dei partiti tradizionali, che un tempo disdegnavano. Una realtà che tra i militanti si fatica ad ammettere, ma che risulta ormai evidente ed innegabile.
Per i grillini non esistono più “Draghi” da combattere, semmai da sostenere!
