PIETRO SIMONETTI

C’era una volta l’offerta formativa della Regione Basilicata. E’durata molto, con successi e criticita’.  Negli ultimi quattro decenni del secolo scorso si poteva fare l’apprendista.Chi scrive lavorava 5 giorni ai torni oppure alle saldatrici, il sesto giorno alla Busciolano per le materie che andavano dalla educazione civica alla matematica. Oppure si poteva frequentare un corso di idraulico, di gruista, movimento terra, potatore, esperto in irrigazione. Per passare alla moda, taglio e cucito, anche per corrispondenza, cosi come l’eleTtronica con la storica radio elettra di torino.Se non andavi da un artigiano, ferro, tela, legno o da meccaniCI, elettromeccanici oppure i maestri della cucina o della preparazione di cibi o produttori di formaGgi, vini o trasformatori di carni, potevi frequentare un corso. Una qualifica non era un pezzo di carta.

Insomma imparare per lavorare oppure lavorare per sapere. 
Tanti giovani hanno trovato lavoro. Tanti artigiani hanno insegnato e prodotto. Con l’introduzione dei contratti di formazione, pensati per ridurre i salari senza formazione, inizia l’era della distruzione dell’apprendistato e quindi niente cultura e professiOnalita:lavoro in linea, alla cassa. Oppure attivita’negli studi professionali e nei diversi cicli dove si passano carte, si fotocopiono oppure si registrano negli uffici pubblici. Lavoro dequalificato e mal pagato quando si pagava.
Nei primi anni di questo secolo, si va piu’a fondo:malpagati e senza assicurazione previdenziale. La ricetta della flessibilita'”nel lavoro e nella vita” tanto per costruire la precarieta’e l’incertezza come condizione esistenziale. 
Tutti i provvedimenti degli ultimi 20 anni, dei vari governi, hanno puntato sul risparmio salariale e sulla distruzione della persona/professionalizzata  a partire dei settori produtti ma ancora di piu’nei servizi. 
Non avere una professionalita, un’ esperienza di lavoro continuativa produce la nuova schiavitu’:si chiama precariato che viene sostenuto anche in Italia e all’estero da nonni e padri con rimesse e sostegni vari nel complesso mondo dell’industria dei cervelli in fuga montato dai produttori della precarieta’e del nuovo esercito di riserva dei valoratori a partita IVA e non solo. 
L’industria del precariato non ama la condizione professionale delle persone, neanche quella di un buon salario e della continuita lavorativa.
Per questo prevale la reclame ‘del  presunto successo immediato, della ruota della fortuna legata al web e allo spettacolo.
IL catalogo formativo della Regione Basilicata testimonia come la ricerca di un certificato, anche molto costoso in testa a privati, corrisponda alla esigenza di nutrire il mercato dell’apparire. 
Nel catalogo non ci sono segni di programmi e attivita’ pubbliche e private degne del tempo nonchè della declamata industria 4.O.
Trionfa l’attestato in compagnia del masterificio, prevalentemente privato e locale che in due anni ha imoegnato circa 5milioni:esperti in mercato del lavoro, tutta la filiera di esperti in cinema, teatro, app, tutela ambiente, e via elencando. Tutt0 alla modica spesa di 10.000euro ad iscritto, spese di trasporto  e di residenza da sommare.