Sullo scontro istituzionale che si preannuncia in sede di assemblea straordinaria dell’Egrib sulla  ipotesi di un appesantimento dei debiti di acquedotto lucano in seguito al passaggio dei depuratori dell’ASI, l’assessore Rosa mette le mani avanti. non solo per spiegare come stanno le cose ma anche e soprattutto per avvertire i Comuni che una cosa è la politica e un’altra sono le responsabilità amministrative in quanto soci dell’Egrib. Anche se ci va leggero sulla manina o sulle manine che stanno dietro questa posizione di 51 sindaci , parlando semplicemente di strumentalizzazione da parte di chi è colpevole del disastro dell’ASI di potenza, il chiarimento dell’Assessore all’ambiente è abbastanza esplicito nel certificare che a) l’aumento delle tariffe si muove nell’ambito della legge b) che esso non solo è amministrativamente giustificato ma è un atto dovuto  c) che l’intera operazione di passaggio si sta dimostrando salutare, perchè stanno uscendo fuori  i costi di un disservizio, di una duplicazione di impianti e di un’amministrazione dell’ASI che non è riuscita neanche a censire le proprie utenze. Roba da corte dei Conti, si potrebbe dire. Ma leggiamo questo passaggio di Rosa:
“da sempre il Consorzio industriale ha gestito le reti idriche, di collettamento e di depurazione delle aree industriali, autorizzato da una politica che ha fatto finta dell’inesistenza di una norma nazionale, l’art. 172 del D.lgs. 152/2006 che prevede la competenza, invece, del Gestore del servizio idrico integrato. Con la nuova legge, si è dato attuazione alla norma statale: le reti ora sono gestite dall’Acquedotto Lucano. Questo, comporterà un’ottimizzazione dei servizi e una riduzione dei costi.
Ma abbiamo fatto di più. Abbiamo, continuato a garantire i servizi alle imprese delle aree industriali, abbiamo operato una ricognizione dello stato dei fatti, scoprendo, ad esempio, che esistono solo 174 utenze collegate alle reti e circa 700 che non lo sono e per le quali partiranno i controlli.
Inoltre, si è provveduto alla ricognizione di tutte le reti e degli impianti esistenti, utilizzando anche droni che ci hanno permesso di creare una mappatura georiferita; si sono eliminate le duplicazioni rispetto all’impiantistica di potabilizzazione e distribuzione in uso ad Acquedotto lucano e si sta valutando la dismissione di due impianti di sollevamento in quanto si trovano in zone già servite da Aql.
Da questa ricognizione abbiamo appurato che il Consorzio spendeva circa 4,5 milioni di euro incassando, di contro, solo 1.800.000 euro in virtù della mancata applicazione di tariffe, peraltro, già approvate.
Per questo motivo e proprio grazie al passaggio delle reti ad Aql, saranno applicate, per un periodo di sei mesi, le tariffe già approvate nel 2018 che riusciranno a coprire i costi della gestione e, dunque, senza danno economico per Acquedotto lucano. Saranno salvaguardati i contratti speciali sottoscritti dalle aziende per i servizi di depurazione. Questi provvedimenti porteranno ad un sostanziale pareggio spese/introiti.
Successivamente, come previsto per legge, le tariffe saranno aggiornate secondo le procedure dell’ARERA. Si stanno già istruendo i nuovi capitolati speciali di appalto per le gare di gestione che permetteranno un abbattimento dei costi di circa il 50%.
È utile evidenziare che tutto ciò non influenzerà in alcun modo gli altri servizi che Aql già eroga e specificatamente le utenze civili e la loro tariffazione.
Ecco perché rimandiamo al mittente qualsiasi polemica che alcuni strumentalmente hanno voluto sollevare in queste settimane, proprio coloro che avendo partecipato al fallimento dell’ASI di Potenza, cercano di spostare l’attenzione. La realtà, invece, è che, in silenzio, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo fatto quello che sicuramente non costituisce alta finanza ma che proprio per questo doveva e poteva essere fatta dieci anni fa. Invece, ce ne siamo dovuti occupare noi, come ci stiamo occupando di tutte le criticità ereditate.
È utile ricordare ai cittadini che abbiamo ereditato un Consorzio con oltre 70 milioni di euro di debiti, che in questi anni ha ricevuto trasferimenti dalla Regione per circa 50 milioni di euro. Uno scempio di risorse pubbliche che ha penalizzato le politiche industriali che in questi anni sono state inesistenti.
Sono convinto che stiamo procedendo nella giusta direzione e ciò è confermato dal fatto che le polemiche e le lamentele sulla questione Consorzio non provengono dal mondo imprenditoriale.

Insomma una presa di posizione che è un avvertimento ai soci dell’Egrib a non andare appresso alle speculazioni politiche e a vedere la legge ed i fatti, per evitare che qualcuno sia chiamato a pagare per mancati introiti che sono sacrosanti. Come si fa a dare un servizio ad un decimo del costo dello stesso, è un interrogativo al quale qualcuno deve rispondere, magari anche chi , sopratutto da Matera, arma la mano di questa ennesimo capitolo della sceneggiata ASI , quanto basta per acuire il sospetto che molta parte del polverone è indirizzato a mantenere nascosta tra la vegetazione incolta la vera situazione delle acque reflue. r,r,