ANNA MARIA SCARNATO

OPINIONI 2

L’Aquila, Rigopiano, Amatrice, Ponte Morandi, i morti in mare che ogni giorno cercano di attraversare il mediterraneo……rappresentano tante tragedie in cui la natura, attraverso i cedimenti della terra, piogge abbondanti che trascinano e sommergono cose e persone,   venti impazziti che diventano trombe d’aria, ed anche l’uomo comune e delle Istituzioni con l’incuria, l’indifferenza o la sottovalutazione, che  spesso indisturbati violentano il clima e i territori per rimpinguare i loro interessi economici, e indisturbati edificano in suoli non adatti, in contesti dove i letti dei fiumi subiscono modifiche innaturali, natura e uomo, dico, hanno la loro parte di responsabilità. E le macerie forse sono ancora lì, insieme alle croci, a ricordare ciò che è stato ed è ancora. Ed anche coloro i quali avevano il compito di controllare e provvedere sovente sono assolti perché il fatto non sussiste. Come quasi sempre udiamo. E si accetta poiché la giustizia esercitata dagli uomini e dalle leggi scritte e interpretate non si contestano. Anche questo viene detto dopo i processi.

Ciò che sussiste è il dolore che rimane in questi luoghi e non si rimuove togliendo le macerie o costruendo nuovi ponti. Tornare a lanciare fiori nelle acque dove i barchini sono affondati, far scandire dai rintocchi di campane il numero delle vittime che una triste voce enuncia ai familiari presenti durante l’aniversario della tragedia dove la terra ha tremato, dove i piloni arrugginiti di un ponte hanno ceduto frantumandosi come le vite di persone che oggi, se così non fosse stato, sarebbero ancora qui, dove le valanghe li hanno colti mentre aspiravano a raggiungere vette più alte, andare in questi posti del dolore è un po’ come ritrovarli, sentire ancora il loro respiro, la loro voce, prima che tutto si interrompesse. Le tragedie non si accettano mai. Combattere perché non succedano più è un dovere di ogni uomo e di ogni Istituzione. Ricordare è un dovere che si deve a chi non c’è più e verso i familiari.

 Aprire la Chiesa della SS.Trinità di Potenza, dove nel sottotetto è stato rinvenuto il corpo di  Elisa Claps, restituendola al culto religioso, è un modo per ricordare o per dimenticare, considerato che a nessuna certa verità si è giunti? La verità, questa idea che ognuno ha in sé costruito sulla base di pochi elementi e forse di tante reticenze che l’hanno confusa. La verità intuibile ma non dimostrabile, un epilogo senza responsabilità di personaggi che l’hanno coperta? E questa triste storia assomiglia alle altre, a quelle che restano sepolte “sotto le macerie” dell’anima inquieta di qualcuno che non ha fatto il proprio dovere, come nel silenzio che circonda ancora la valle delle aspre montagne di Rigopiano, nelle immagini dei ”fragili piloni” di un’incoscienza umana del ponte di Genova, nell’indifferenza facile di chi ha silenziato la verità da restituire a tante madri, ad una madre che contesta l’apertura della Chiesa dove Elisa è entrata viva, secondo chi l’ha vista, e da cui, più certo ancora, ne è uscita morta. L’opinione pubblica è divisa. Anch’io sono dibattuta ancor di più dopo le notizie del tg3 regionale del 25 agosto che riportavano la storia di questa Chiesa, che pare essere stata già  riconsacrata dopo una chiusura. Fatto che nel significato ecclesiastico pare avverrebbe dopo fatti delittuosi compiuti all’interno. E allora mi chiedo perché non riconsacrarla? Se l’accertamento delle responsabilità e il giudizio spettano alle Procure, la Chiesa, dopo la sospensione delle celebrazioni, non avrebbe forse riaperto la SS.Trinità dopo aver riconsacrato il luogo del ritrovamento di Elisa?  Ma sono i miei pensieri, forse i nostri che ci rimandano a tanti altri misteri rimasti ombrosi e forse macchiati di omertà……i fidanzatini di Policoro, Emanuela Orlandi…

Cara mamma Filomena Claps, rappresentante di tutte le mamme che portano in sé immutato il dolore per un figlio perso, noi comunità non abbiamo bisogno che qualcuno ci dica ancora oggi, dopo tanto tempo, quale sia la verità. Ognuno l’ha intuita e nessuno potrà cambiarla. Ora il giudizio non spetta più all’uomo né potrebbe ridarci Elisa. Abbiamo bisogno di “rientrare” laddove è rimasta per sempre un Angelo.”Entriamo insieme”a ritrovarlo nell’aria che ha respirato prima di trovare la morte, nella tavola dell’ultima cena dove era seduto chi ha tradito Gesù, nella croce appesa nella Chiesa che ci ricorda l’innocenza di chi,  come Elisa e tante altre vittime della malvagità umana, è stato tradito da chi credeva amico. Torna, madre,  come Maria Addolorata tornò al sepolcro del figlio suo. Lui era già in pace. Pensala in pace Elisa, nel luogo dove ognuno è conosciuto dal Divino, dove non avrà accesso chi l’ha tradita con gli atti o con il silenzio.