by LEONARDO PISANI
Ho scritto, tempo da, questa Apologia semi giocosa ( ma non troppo) della carchiola.
Apologia perché è un gran piatto della cultura contadina.
Semigiocosa perché ho giocato tra verità e finzione, tra realtà e verosimile, tra cronaca e invenzione Non troppo perché la carchiola è tra quelle pietanze da conservare e valorizzare.
Ricordo quel pomeriggio autunnale; un cielo grigio,reso ancora più scuro dal morire del sole. Un’umidità da toccare, palmare, tagliare con una mano; rendevano quelle “strettole” ancora più piccole e faticose a salire. Ma come si poteva fermare una peste di 6 anni; difficile se non impossibile. Quel quartiere era il mio regno; da esplorare sempre; da marcare. Ogni tanto si sentiva a forte voce lo sgridare di qualche anziano oppure assistere alla scena di una fuga spericolata tra gradini, gradoni e fossi per non incappare nella scopa minacciosa di qualche “ziana” di Gret a Rocc. Ebbene sì da noi gli adulti si chiamano “zian” lu zian, la ziana per rispetto. Quel rispetto di una volta, ma non parlo di secoli fa, anche se sembra preistoria. Poteva essere il 1975 dopo Cristo; anno più anno meno. Nel mio girovagare da piccolo ramingo aviglianese, a volte se faceva troppo freddo o si era annoiati si entrava in casa di qualche vicino. Era normale, si viveva quasi da famiglia allargata e controllavano; eccome se controllavano che facevi. Il grande Fratello Aviglianese. Però aveva i lati positivi. Sentivi un gridò “uagliò vien qua”. Entravi dicendo buongiorno o buonasera e ti arrivava una caramella, un dolce fatto in casa; a volte anche una salsiccia. Ricordo per esempio le caramelle artigianali fatte con zucchero e miele; le caramelle dei poveri si diceva; quadrate e di color giallino. Molto dolci e zuccherose. Ne ricordo ancora il sapore. Inutile dire che non si fanno più. Quel pomeriggio inoltrato; non posso certo ricordare il perché ma forse non c’era un perché: busso da Zia Lucia. “Tras Tras Narducc.. “. Entro; giro come uno screanzato per ogni stanza; mi richiama e trovo lei. La Carchiola. Bella calda appena tolta dal camino. E sì; per un’ottima carchiola ci vuole necessariamente il rosso fuoco di un vero camino; il resto è plagio come capita ultimamente.
Ometto i particolari onde evitare non una querela e neanche una mazzata in testa ma solo perché poco importa. Ebbi ragione io. Insomma due conoscenti di qualche parte della Lucania; li chiamo il Gatto e La Volpe.. mi dissero che volevano aprire un ristorante proponendo piatti tipici tra cui quelli aviglianesi; sciorinarono una long list – ora di dice così- di possibili pietanze ; il baccalà sempre presente. Evviva la Fantasia; ma mancava sua Maestà La Carchiola. “Ma scusate volete fare il ristorante da cucina casereccia, piatti tipici ecc; ma manca la carchiola . Non la fa nessuno proponetela”. Ovviamente lo dissi in aviglianese stretto, linguaggio che il Gatto e La Volpe comprendevano… Mi guardarono e abulicamente rispose uno dei due, non ricordo se il gatto e la volpe del contado .. “Ma tu si ciut; chi s’ la magna…” Venti anni dopo alla Dumas; mi ritrovai con uno ; non ricordo se fosse il gatto o la volpe in una sagra; a parlare di valorizzazione di prodotti tipici. Sorpresaaaa…: “Mi disse sai vorrei organizzare un convegno sulla Carchiola e la sua Valorizzazione!” . La mia risposta al collodiano gatto-volpe miscelata : “Ma tu si ciut…” Mi guardò e mi chiese il perché.. “Hai perso 20 anni e mo t’arrucuord r la carchiola. Quando la potevate fare anni fa io non capivo niente e nessuno se la sarebbe mangiata in un ristorante. Ora che è difficile trovare i cicc adatti, chi la sa cucinare ha l’età di matusalemme e la volete valorizzare. Volete proporre L’aria fritta…”
