RICCARDO ACHILLI

La Regione Basilicata ha sinora mostrato una apprezzabile reattività sul versante delle politiche di contenimento del virus. La chiusura e quarantena della regione, associata ai modesti flussi di mobilità intra ed extra regionali tipici di un territorio periferico, hanno infatti consentito, sinora, di limitare al minimo i contagi.

Tuttavia, tale situazione, per così dire fortunata, non potrà durare a lungo senza interventi immediati, mirati, oltre che al contenimento, anche alla risposta, di fronte a un prevedibile incremento del numero di casi infetti, legato anche a possibili contatti, persino dalla quarantena, di persone che dal nord sono tornate in regione in questi giorni.

Sappiamo che una percentuale compresa fra il 6% ed il 10% degli infettati sviluppa la malattia in forma grave, tale da richiedere il ricovero in terapia intensiva. Occorre quindi aumentare i posti-letto ed i macchinari di supporto alla respirazione in tali reparti. I posti-letto di terapia intensiva, secondo l’Assessore leone, sono attualmente attestati a 49 unità, uno ogni 11.500 residenti che, sebbene siano un dato migliore della media nazionale (uno ogni 12.500) non sono chiaramente in grado di sostenere una eventuale epidemia di grande diffusione.

Le azioni urgenti da fare sono le seguenti:

  • Riorientare la quota non ancora impegnata dei 38 milioni di euro distribuiti in legge di bilancio per l’edilizia sanitaria verso la creazione di nuovi reparti di terapia intensiva in altri ospedali regionali, oltre il San Carlo e/o potenziare quelli esistenti,
  • Chiedere, ove non già utilizzati, la distribuzione straordinaria dei 635 milioni di euro previsti a livello nazionale per interventi urgenti sull’ultimo riparto del Fondo Sanitario Nazionale;
  • Prevedere una quota delle royalties petrolifere a supporto del piano regionale di investimento in nuovi posti-letto intensivi;
  • Chiedere una riprogrammazione dei fondi FSC 2014-2020 non ancora spesi di competenza regionale per utilizzarli al fine di potenziare i reparti ospedalieri di terapia intensiva, affidando gli eventuali acquisti a procedure nazionali Consip o Mepa, per celerità di intervento;
  • Sospendere la riduzione di posti-letto prevista dall’ultima riforma sanitaria e ripristinare la piena funzionalità di tutti gli ospedali regionali;
  • Assumere in pianta stabile giovani medici ed infermieri tramite un concorso straordinario (da effettuarsi anche con modalità telematiche, stanti i vincoli introdotti a livello nazionale), abolendo il ricorso al lavoro interinale previsto da una scellerata norma regionale della precedente giunta regionale, riassorbendo in forma stabile i precari della Sanità regionale;
  • Acquistare i macchinari necessari e le attrezzature facendo riferimento alle gare nazionali in corso di espletamento, richiedendo specifiche riserve regionali che, per le regioni del Sud, non tengano solo conto di criteri demografici o di numero di infettati, ma anche dello svantaggio economico (p. es. in termini di Pil pro capite) che rende più fragili i sistemi sanitari meridionali;
  • Stipulare accordi con le regioni limitrofe o anche del Centro Italia per trasferire rapidamente eventuali casi in sovrannumero presso reparti ancora disponibili di altre regioni.

Il tempo stringe.